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Ai microfoni di The Social One, condotto da Antonello Sforza, è intervenuto Roberto Re formatore numero uno in assoluto in Italia e in Europa, imprenditore, autore di best seller (+900.000 copie vendute), peak performance coach e mental coach.

Un’intervista a cuore aperto che permette ad Antonello e Roberto di spaziare dall’ambito professionale, alle riflessioni personali per approdare al mondo dei social, in perfetto stile The Social One.

Con oltre 25 anni di esperienza “sul campo” e più di 350.000 partecipanti ai suoi corsi Roberto Re racconta gli aspetti più interessanti di una professione che ha contribuito a portare in Italia.

Tante persone non possiedono gli strumenti per comprendere come sbloccare il proprio potenziale e raggiungere gli obiettivi di vita e di carriera. Tu, tramite i tuoi percorsi di formazione, aiuti le persone proprio a capire come diventare leader di se stessi. Quali sono le difficoltà più ricorrenti che riscontri nelle persone?

Il punto è che non abbiamo un’educazione a riguardo. Dove dovrebbe essere insegnata l’intelligenza emotiva? Dove dovrebbe essere ingegnata comunicazione e ad ascoltare e capire meglio gli altri? A collaborare con il prossimo? La risposta la conosciamo: a scuola. Purtroppo, però, sappiamo anche questo è molto lontano dalla realtà. Il mio lavoro ha proprio a che fare con questo, aiutare le persone a sviluppare le competenze, le capacità, le conoscenze, le consapevolezze che ti permettono nel mondo reale di avere risultati diversi. Certo, sappiamo tutti che conoscere e studiare non basta. Sempre di più al giorno d’oggi se non sai comunicare le tue competenze, non vai da nessuna parte. Se non sai relazionarti con il prossimo e creare un ambiente positivo avrai difficoltà ad affermarti sul lavoro.

Le difficoltà derivano da questo. Se io non sono consapevole, ad esempio, di come, banalmente, ciò che dico a me stesso e come mi rappresento nella mia mente attraverso i miei pensieri, hanno un impatto enorme su come vivo la realtà e quindi su come percepisco la realtà e me stesso. Già quello è il limite numero uno. La maggior parte delle persone usa la sua mente invece che come un acceleratore, cioè come dovrebbe essere usato, con un freno. La maggior parte delle persone nei momenti di difficoltà invece di avere accesso alle sue risorse principali in modo da generale risultati che può ottenere in qualche modo tende a farsi sopraffare dalle difficoltà, non perché appunto non ha le risorse ma perchè appunto non gli è mai stato insegnato come metterle in campo. Quindi siamo esseri umani, ogni volta che affrontiamo delle situazioni nuove, difficili, naturalmente abbiamo paura o abbiamo dell’insicurezza, cioè siamo eh, chiunque no, a qualsiasi livello ne ha, però la differenza tra saperne gestire, non saperne gestire fa tutta la differenza del mondo.

Hai citato prima la scuola. Ma pensi che in realtà alcune tematiche, appunto comunicative o lo esprimere al massimo il proprio potenziale, debba essere insegnato tra i banchi di scuola?

Beh, la risposta è abbastanza ovvia, certo che sì. Altrettanto ovvio che, appunto, se se siamo realisti, cambiare un sistema così grande e così strutturato e cosi radicato come quello scolastico è difficile perché meglio, è vero, andrebbe insegnato a scuola. Ma chi dovrebbe insegnarlo?

Pensiamo anche alla gestione del denaro, sarebbe già sufficiente se la insegnassero ad Economia e Commercio, la facoltà che più potrebbe aiutarti se decidessi di fare business nella vita, ma che non ti insegna a gestire un business, a fare business, a gestire il tuo denaro e formare i tuoi collaboratori.

Per questo, sempre di più persone cercano strumenti esterni. Io faccio quello che faccio da ormai più di trent’anni, eppure incredibilmente, negli ultimi cinque, dieci anni la mia attività è sempre più in crescita. Perché? Perchè le persone, soprattutto chi voglia performare ad un livello più alto, si rende conto che gli strumenti che ha a disposizione non bastano, quindi se li va a cercare sempre di più. La formazione personale e professionale sta facendo la differenza nella qualità dei risultati delle persone.

Mi collego immediatamente con quella che è una delle tematiche più ricorrenti nei tuoi corsi: la leadership. Si dice che un leader debba essere autorevole, non autoritario. Quali sono le altre caratteristiche?

E allora intanto dobbiamo definire cosa intendiamo per leader perché una volta si parlava di leader riferendosi al grande polittico, al capitano d’industria e al generale dell’esercito. Era facile identificarlo. Il concetto di leadership oggi è cambiato. Leader è colui che è in grado di influenzare il suo ambiente positivamente. Il mio lavoro parte, appunto, dalla leadership personale. Non a caso il mio libro più conosciuto si intitola “Leader di te stesso“. Come puoi essere un buon leader di altri o influenzare l’ambiente intorno a te se non sei in grado di influenzare prima te stesso? La leadership, parte della leadership personale, dalla capacità, appunto, nel momento di difficoltà di gestirti, altrimenti come è possibile essere una risorsa per gli altri?

Una volta leader era il “capo”, cioè “io ordino, tu esegui”. Oggi questa modalità è inefficace ed obsoleta. Questo non vale soltanto sul lavoro. Pensa in famiglia, come è cambiato tutto. Andiamo indietro di un paio generazioni. I genitori guardavano il figlio, il padre guardava il figlio e non doveva neanche dire una parola. A volte bastava lo sguardo e il figlio zitto e muto, coda tra le gambe, seguiva le indicazioni. Oggi chiunque abbia dei figli adolescenti sa benissimo che non funziona più così. La leadership la devi sempre più conquistare, non basta avere un ruolo. Pensa anche agli insegnanti oggi sanno di non essere ascoltati ma una la parola dell’insegnante era legge e lo studente non si permetteva di replicare o di ribattere. Oggi è un altro mondo, in cui l’autorevolezza te la conquisti e puoi farlo solo con la comunicazione, con l’ascolto, col capire la persona che hai di fronte, cioè le persone ti seguono perché te lo meriti, perché ti stimano, non perché hai i gradi sulla giacca. Tutto questo fa un’enorme differenza.

Anche a valorizzare le risorse e le persone. Anche quello è sinonimo di leadership, non credi?

Certo, perché oggi una persona che lavora in un’azienda, non pensa solo allo stipendio vuole essere valorizzata, vuole sentirsi importante, vuole crescere, vuole possibilmente stare in un ambiente piacevole. Il livello medio di qualità di vita si è alzato. Quindi se prima i nostri genitori, i nostri nonni erano disposti di ricevere quattro soldi a subire qualsiasi tipo di angheria, oggi questa cosa è sempre meno accettata. E anche nel caso i tuoi dipendenti lo accettasse, non ti stupire se non non dovessero essere motivati, lavorando male. Ecco il nuovo concetto di leadership. Sono io leader che mi devo assumere la responsabilità di far sì che le persone abbiano quello che cerco dando ciò che serve.

Te lo avranno chiesto in tanti: il tuo rapporto con Anthony Robbins, un altro grande life coach di carattere mondiale. I maligni dicono di te “è bravo, però ha copiato Robbins”. Secondo me il tuo grande merito sta nell’aver replicato un modello di business che non è automatico che sia vincente. E poi lo hai italianizzato, cioè lo hai inserito in un contesto differente ed è un grande merito.

Allora, tanto per cominciare, chiunque di noi, in qualche modo, se vogliamo usare il termine “copia” i propri maestri, è assolutamente normale. Parliamo poi, infatti, di un mondo diverso. Quando io ho iniziato a fare questo più di trent’anni fa, non c’era Internet. Oggi copiare qualcosa, faccio letteralmente “copia e incolla”. Io all’epoca sono andato negli Stati Uniti a studiare, per anni ho letto Robbins, ho acquisito quelle informazioni, le ho fatte mie. Aggiungo che a differenza di tanti altri il mio lavoro, prima di essere formatore, è quello dell’imprenditore quindi sono andato lì, non per imparare ad insegnare, ma per imparare concetti utili per me e per applicarli. Una fatte mie quelle nozioni, ho generato risultati e dopodiché mi son permesso di insegnarle.

Mi vanto di aver studiato con Robbins e anzi sono stato uno di quelli che, nel mondo, ha portato di più i suoi insegnamenti. Oggi guardo un tuo video e replicò esattamente quello che dici e che fai. Una volta questa roba non era possibile, ho dovuto mangiare tanto e fare tanta fatica.

Tocchiamo adesso un tema a me molto caro, la missione nella vita. Diciamo che ognuno ha la propria missione, ognuno ha la propria tempistica. C’è chi non la scopre mai, chi la realizza da bambino e chi magari arriva a capirla in età adulta. C’è o non c’è, Roberto, una data di scadenza per sognare, per cominciare il viaggio con se stessi?

Certo che non c’è ed è sempre bene impegnarsi a trovare uno scopo più alto, perchè e solo quando hai uno scopo più alto riesci a comprendere non ciò che fai ma perché lo fai. Avere un “perché” è importante. Cambia tutto. La parola “missione” è una parola grande, però è proprio quella giusta. Mi rendo conto che dopo oltre trent’anni che faccio quello che faccio, continuo ad avere immutata passione. Perché? Perché, soprattutto, sento la funzione sociale di quello che faccio. Sento che aiuto le persone a migliorare la qualità della loro vita e questo ovviamente mi dà un significato diverso. Mi fa sentire utile a un livello superiore, instaura una connessione con con tutto ciò che è molto più spirituale rispetto a quanto rimanga materiale. Ovviamente è il carburante numero uno. Le persone che vivono una vita in cui fanno costantemente cose che non amano fare, vivono una vita abbastanza triste.

La pressione sociale può essere gestibile oppure tende a portarci su altri lidi e non sul nostro principale obbiettivo.

Ecco guarda, secondo me la pressione sociale non aiuta. Non dobbiamo essere Martin Luther King per avere una missione importante. Ognuno nel suo piccolo può dare un senso a quello che fa e farlo con un significato diverso. Invece molto spesso, nonostante tu faccia qualcosa veramente con amore, ti trovi intorno qualcuno disincantato, ormai diventato sarcastico che non crede più nel fatto che si possa vivere una vita un po’ diversa, che tende subito a smorzare anche il tuo entusiasmo dicendo “ma chi te lo fa fare?”. Troppo spesso le persone si fanno influenzare dal giudizio altrui e, soprattutto, dalla negatività. Resta, però, una questione di mentalità e di approccio alle cose.

Proprio di questo volevo parlare, ovvero sul fatto che prima la mentalità era impostata sul fare, ovvero “più semini, più raccogli”. Oggi bisogna adattarsi ad una realtà che è decisamente differente, basata sulla mentalità del risultato. Tu fai l’esempio dell’affaccendato che non si chiede “cosa voglio ottenere” ma “cosa devo fare oggi”.

Si è vero, noi siamo stati allevati, condizionati, influenzati, educati. Ma del fare, dalla mentalità del fare che la mentalità dei nostri genitori, dei nostri nonni di zona, nostri nonni e andiamo indietro fino ad Adamo ed Eva. Cioè l’essere umano ha sempre avuto un riscontro diretto, cioè più fa più semino, più raccolgono ed è sempre stato nella nella città. Essere umano, se lavoro di più ottengo di più, se il lavoro di meno tendo di meno. Noi veniamo tutti da una realtà contadina dove gli esseri umani strappavano la terra è il frutto del loro lavoro, mi permetteva di sopravvivere. Il mondo è totalmente cambiato da 25 anni a questa parte. Con l’avvento di Internet è cambiato tutto e siamo passati da un’era a un’altra. Io dico sempre, quando andavamo a scuola da ragazzini studiavamo l’era del ferro, l’era del bronzo. Ecco, l’avvento di Internet ha veramente cambiato tutto noi. Studieremo l’era pre Internet, analogica e l’era post Internet, quella digitale. E in questo mondo digitale, lo vediamo, cambia tutto sempre più velocemente. Quello che prima funzionava non funziona più. Non basta fare di più, il mondo è pieno di gente che si fa un mazzo così ma che a fine anno chiude. Sarei curioso di chiedere alle persone che ci ascoltano, chi ad esempio ha chiaro il risultato da ottenere questa settimana. Tutti hanno chiaro cosa devono fare gli appuntamenti che hanno l’impegno che ho la riunione domani o oggi pomeriggio devo incontrare quel cliente, ma che cosa vuoi ottenere? Lo sai perché lo fai? Lo sai qual è il risultato? Lo sai perché se sai quello in automatico ti.

Ciò che vale di più è impari a dare delle priorità. Il problema numero uno delle persone oggi è non avere tempo. Se ci fai caso. Il vero lusso oggi non è più quanti soldi hai, ma quanto tempo hai a disposizione. Le persone vogliono avere meno soldi ma avere il tempo per goderseli piuttosto che essere il più ricco del mondo, ma poi diventare il più ricco del cimitero. Quello che hai, quello che hai fatto. Quindi il tempo oramai è diventata la risorsa numero.

Come giudichi l’impatto, ormai non più recente, dei social in termini di comunicazione e di marketing. Il copywriting, quello persuasivo per le vendite aveva cambiato il modo di comunicare. Oggi dobbiamo far fronte invece alla novità dell’intelligenza artificiale. Come cambia anche il business? È proprio il modo di comunicare con queste nuove tecnologie.

Innanzitutto uno strumento non puoi giudicarlo in quanto tale ma in base all’uso che ne fai. Un coltello può uccidere e può tagliare una fetta di pane. Il coltello è neutro e quindi i social sono chiaramente uno strumento importante. Guarda come è diventato più facile comunicare, entrare in contatto con gli altri e promuoversi. L’altra lato della medaglia lo conosciamo tutti. Guarda come tutti ne siamo diventati dipendenti. Hanno contribuito sicuramente a una realtà che è molto più rivolta all’immagine piuttosto che alla sostanza. Nel caso del web marketing e della comunicazione, ci sono persone persone che ad esempio di comunicazione non ne sanno nulla, che non hanno mai fatto un’ora di comunicazione in anni e anni di scuola ma che nonostante questo millantano competenze. Chi sa gestire la comunicazione, inoltre, manipola il pubblico in maniera incredibile. Basta vedere quanto accaduto durante il COVID.

I social sono strumenti di cui bisogna avere rispetto e attenzione, anche un po’ di paura, per certi versi. Allo stesso modo, può esserlo l’IA. Potrebbero metterti in bocca parole che non hai mai detto per ricattarti. Un problema veramente grande.

Senza entrare nel merito, spesso si criticano i ragazzi di oggi che non vogliono fare i lavori tradizionali ma è un dato di fatto che attraverso i propri i social possano creare un brand, vendere un prodotto o un servizio, fare marketing. Quali sono i pro e i contro di una vita lavorativa totalmente rivoluzionata?

Tanto per cominciare, la nuova generazione è stata indirizzata in questo senso. Siamo noi genitori a dare determinati tipi di messaggi: “Mi raccomando amore mio, non prendere il primo lavoro che capita, fai una cosa che ti piace. La qualità di vita è importante, non ti devi uccidere per il lavoro. Cerca la tua passione perché così potrai lavorare 24 ore al giorno e non ne sarai mai stanco”. Spesso, però, non spieghiamo che per realizzare quella vita, prima di tutto devi essere disposto ad andare a fare quella che una volta si chiamava “gavetta”. Spesso in questo mondo scollegato dalla realtà, si parla dei propri sogni ma non di cosa si sia disposti a fare per realizzarli.

Certo, il mondo del lavoro è totalmente cambiato. Prima parlavi dell’intelligenza artificiale, lo sai qual è un altro grosso problema enorme che incontreremo? Ormai i ragazzi non sviluppano più quelle abilità di ragionamento, di problem solving, di capacità critica. Secondo me è un grosso problema, perché persone che hanno sviluppano più la loro capacità critica, non. La capacità di analisi di. Di valutazione di scelta, perché già Google ti mette tutto sul piatto d’argento.

Concludiamo con una domanda decisamente molto molto generica che però lascia la totale libertà per la per la risposta: comunicare per me significa?

Le regole della comunicazione dicono che comunicare significa far arrivare agli altri il nostro messaggio. Ascoltare, focalizzarsi sull’altro e sul feedback che si riceve. La maggior parte delle persone comunica per se stessa, il comunicatore, invece, è prima di tutto un bravo ascoltatore. Capisce la persona che ha di fronte, capisce quali sono i suoi bisogni.

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