Gerry Scotti: 70 anni di una storia tutta italiana

Il 7 agosto 1956, in una frazione del Pavese chiamata Camporinaldo, nasceva Virginio Scotti. Settant’anni dopo, per tutti è semplicemente Gerry: uno dei volti più riconoscibili, rassicuranti e longevi della televisione italiana. Una carriera iniziata quasi per caso, passata dai microfoni della radio agli studi televisivi e arrivata fino ai grandi quiz, ai programmi di intrattenimento e a quel soprannome, “zio Gerry”, che racconta forse meglio di qualsiasi premio il rapporto costruito negli anni con il pubblico.
Figlio unico di Mario Scotti, operaio alle rotative del Corriere della Sera, e di una casalinga, Gerry trascorre i primi anni della sua vita nel Pavese prima di trasferirsi con la famiglia a Milano. Al liceo classico seguono gli studi in Giurisprudenza, una strada che avrebbe dovuto portarlo verso la professione di avvocato. Ma il futuro aveva altri programmi. A pochi esami dalla laurea, Scotti decide di lasciare l’università e di inseguire quella che nel frattempo era diventata la sua vera passione: la radio.
Prima arrivano le emittenti locali e Radio Milano International, poi, nei primi anni Ottanta, l’incontro destinato a cambiare tutto: quello con Claudio Cecchetto e Radio Deejay. È qui che la voce di Gerry Scotti raggiunge un pubblico sempre più ampio e nasce il passaggio naturale verso la televisione. Nel 1983 arriva DeeJay Television, programma musicale che porta sul piccolo schermo videoclip e protagonisti della radio e che rappresenta per Scotti il debutto televisivo. È l’inizio di una carriera che da quel momento non si fermerà più.
Gli anni Ottanta sono quelli della gavetta televisiva e della conquista del pubblico: Candid Camera, Smile, Festivalbar, programmi musicali e varietà. Poi, negli anni Novanta, arriva la consacrazione. Nel 1990 prende il posto di Raimondo Vianello a Il gioco dei 9 e diventa sempre più uno dei volti di punta di Mediaset. Arrivano Buona Domenica, La sai l’ultima?, Striscia la notizia, La Corrida e, soprattutto, Passaparola, il programma che diventa uno degli appuntamenti più riconoscibili della televisione di quegli anni.
Ma è nel 2000 che Gerry Scotti trova il programma destinato a legare indissolubilmente il suo nome alla storia della televisione italiana. Il 22 maggio debutta Chi vuol essere miliardario?, la versione italiana del celebre quiz internazionale che, con l’arrivo dell’euro, diventerà Chi vuol essere milionario?. Quindici domande, gli aiuti, la tensione prima della risposta e quella frase diventata un tormentone: “L’accendiamo?”. Per Scotti non è soltanto un nuovo programma, ma un fenomeno televisivo capace di accompagnare per anni milioni di italiani. La sua lunga esperienza alla conduzione del format gli vale anche un Guinness World Record per il maggior numero di puntate di Chi vuol essere milionario condotte al mondo.
Da quel momento Gerry Scotti continua a cambiare registro senza perdere la propria identità. Arrivano La Corrida, Italia’s Got Talent, Tu si que vales, Caduta Libera, The Wall, Lo show dei record e il ritorno di La ruota della fortuna, diventata negli ultimi anni uno dei suoi nuovi grandi successi. Nel 2025 torna anche a Chi vuol essere milionario? con una formula rinnovata, mentre La ruota della fortuna conquista nuovamente il pubblico, dimostrando quanto sia rara la capacità di un conduttore di attraversare epoche televisive così diverse senza smettere di essere riconoscibile.
E forse è proprio questo il segreto di Gerry Scotti. In una televisione che cambia continuamente, lui è rimasto una presenza familiare. Ha attraversato il passaggio dalla radio alla tv commerciale, dagli anni dei videoclip a quelli dei grandi quiz, dalla televisione generalista all’epoca dei social e dei meme. Ha saputo diventare popolare senza costruirsi un personaggio distante dal pubblico: più che il conduttore irraggiungibile, è diventato lo “zio” che entra ogni sera nelle case degli italiani. Un ruolo che lui stesso ha raccontato con ironia e affetto, continuando a definirsi soprattutto come qualcuno che ha avuto la fortuna di fare un lavoro che ama.
E c’è anche un piccolo dettaglio che sembra quasi chiudere il cerchio. Nel giugno 2026, a quasi quarant’anni dall’abbandono degli studi universitari, Gerry Scotti ha ricevuto dall’Università degli Studi dell’Insubria una laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione. Quel ragazzo che aveva lasciato Giurisprudenza per inseguire la radio è così diventato, a suo modo, “dottore” davvero.
A settant’anni, Gerry Scotti può quindi guardare a una carriera che attraversa più di quattro decenni di televisione italiana. Ma il suo successo non si misura soltanto nei programmi condotti, nei record o nei premi. Si misura nelle frasi che sono entrate nel linguaggio quotidiano, nei concorrenti che hanno fatto il tifo davanti alle telecamere, nelle famiglie che hanno guardato insieme i suoi quiz e in quel volto che, generazione dopo generazione, continua a sembrare familiare. Perché Gerry Scotti non è soltanto uno dei conduttori più longevi della tv italiana: è diventato una parte della memoria televisiva del Paese.