Roberto Baggio, il diritto di ricominciare

Lorenzo Villanetti
Accade oggi
21/09/2026

Il 21 settembre 1986 Roberto Baggio ha diciannove anni e un ginocchio destro tenuto insieme dalla chirurgia ortopedica di metà anni Ottanta, che in termini pratici significa duecentoventi punti di sutura e una gamba visibilmente più corta dell’altra. Non ha ancora il codino - per l’epifania buddista e il look da eroe risorgimentale ci vorrà ancora qualche anno - non ha mai affrontato un difensore di Serie A e non ha la minima idea di cosa sia Pasadena. È solo un ragazzo di Caldogno con un primato singolare: essere costato una fortuna spropositata per passare un anno intero a fare riabilitazione tra palestra e cyclette.


I 2,7 miliardi di lire spesi dalla Fiorentina


La Fiorentina lo aveva rilevato dal Vicenza nel maggio del 1985 per la cifra, all'epoca vertiginosa per un diciottenne di Serie C1, di 2,7 miliardi di lire. Due giorni dopo la stretta di mano tra i dirigenti, durante Vicenza-Rimini, Baggio si sfascia crociato anteriore e menisco. Chiunque altro avrebbe annullato il contratto o chiesto uno sconto. La Fiorentina di Tito Corsi e Flavio Pontello decide invece di pagare il prezzo pieno e prendersi l'onere delle cure. Il talento poteva aspettare, e in quella Serie A opulenta e un po' folle ci si poteva ancora permettere il lusso dell'attesa.


L'attesa dura esattamente quattrocentoquaranta giorni. Poi arriva la seconda giornata del campionato 1986/87. Al Comunale si gioca Fiorentina-Sampdoria. In panchina per i viola c’è Eugenio Bersellini, uomo d'altri tempi che di Baggio si fida il giusto, cioè poco, ma decide comunque di schierarlo titolare con la maglia numero 11. Baggio resta in campo novanta minuti in un pomeriggio assolutamente privo di epicentro emotivo. Nessun gol all’esordio, nessuna punizione dipinta all'incrocio, nessun dribbling secco destinato a occupare i primi tre minuti della Domenica Sportiva. La Fiorentina vince 2-0 con una doppietta di Daniel Passarella, uno che i rigori non li sbagliava, e Baggio si limita a esistere sul rettangolo verde. Chiuderà la sua prima stagione in A con cinque presenze e una sola rete, il 10 maggio 1987 contro il Napoli, mentre al San Paolo si prepara la festa per il primo scudetto di Maradona.


Prima del mito


Riguardare quella domenica del 1986 con la lente del presente è l'errore tipico della storiografia sportiva. Sapendo come va a finire, 452 presenze, 205 gol, due scudetti, una Coppa UEFA, un Pallone d'Oro e sei squadre diverse cambiate sempre un secondo prima che la situazione diventasse insostenibile, cerchiamo per forza il presagio, la scintilla del genio, la crepa nel destino.


La verità è che quel pomeriggio non c'era nessun presagio. Prima di diventare il giocatore attorno al quale un'intera generazione ha misurato i propri ricordi (Da Italia 90 a Usa 94) Baggio è stato semplicemente un punto di domanda fisico e tattico. Il 21 settembre 1986 tutta la mitologia successiva, la contestazione di piazza Beccaria per il passaggio alla Juventus, i dissidi con gli allenatori che non sapevano dove posizionarlo nel 4-4-2 scolastico degli anni Novanta, le notti magiche, l'idillio bolognese con Ulivieri e il finale romantico con Mazzone a Brescia, appartiene a un futuro che nessuno può immaginare. Baggio non è ancora il calciatore più amato e al contempo più incompreso d'Italia. È soltanto un diciannovenne che tenta di capire se quell'articolazione ricostruita possa reggere l'impatto con la Serie A più competitiva del pianeta.


Il diritto di ricominciare


La storia dello sport è piena di predestinati rimasti confinati nei ritagli di giornale delle categorie minori e di comparse che per una congiunzione astrale finiscono nell'album delle figurine più importanti. Quel pomeriggio a Firenze non nasce il mito Baggio: semplicemente si riaccende la carriera di un ragazzo a cui avevano spiegato che forse non avrebbe più camminato bene. Il resto, la bellezza, i dolori, la malinconia e i palloni calciati sopra la traversa, sarebbe arrivato dopo. Ma quella domenica a Campo di Marte, tra un passaggio all'indietro e un contrasto evitato per prudenza, Baggio si era preso la cosa più importante: il diritto di ricominciare.


Lorenzo Villanetti