Susan Sarandon, ottanta. Senza chiedere mai permesso

Federico Tantillo
Accade oggi
03/10/2026

Un film nel momento giusto

Ci sono film che ricordiamo per la loro bellezza. Altri perché, senza raccontare affatto la nostra storia, arrivano in un momento della vita nel quale sembrano parlare proprio a noi. A me accadde con Thelma & Louise. Era il 1991. Professionalmente attraversavo un periodo felice, sentimentalmente molto meno. Andai a vedere il film con una ragazza che era stata la mia fidanzata. Ricordo soprattutto la sensazione che mi lasciò. Lo trovai struggente. E profondamente romantico. Forse perché quella fuga attraverso l'America di due donne che progressivamente si liberano di ciò che erano state fino a quel momento conteneva qualcosa che andava molto oltre la storia raccontata sullo schermo. C'erano l'amicizia, naturalmente, e la libertà. Ma c'erano anche l'impossibilità di tornare indietro, la consapevolezza che alcune strade, una volta imboccate, ci cambiano per sempre.

E c'era Susan Sarandon. Louise era la più adulta delle due, quella che sembrava conoscere meglio la vita e i suoi pericoli. Thelma, interpretata da Geena Davis, imparava a liberarsi mentre il viaggio procedeva. Louise sembrava invece sapere fin dall'inizio che la libertà può avere un prezzo altissimo. Quel finale sospeso nel cielo è rimasto una delle immagini cinematografiche della mia generazione.


Diventare una star a quarant'anni

Susan Abigail Sarandon nasce a New York il 4 ottobre 1946. Quando arriva Thelma & Louise ha già alle spalle vent'anni di cinema. Ha debuttato nel 1970 e attraversato film diversissimi: The Rocky Horror Picture Show, Pretty Baby, Atlantic City, che le procura la prima candidatura all'Oscar, The Hunger, Le streghe di Eastwick, Bull Durham. Ma qualcosa di particolare accade proprio quando supera i quarant'anni. In un sistema cinematografico che soprattutto alle donne ha spesso imposto una giovinezza quasi obbligatoria, Sarandon entra nella stagione più importante della propria carriera proprio nell'età nella quale Hollywood tradizionalmente cominciava a offrire alle attrici meno ruoli da protagoniste. Louise Sawyer arriva nel 1991. Poi vengono L'olio di Lorenzo, Il cliente e, nel 1995, Dead Man Walking.

Nel giro di pochi anni Sarandon ottiene quattro candidature all'Oscar come migliore attrice. Alla quinta complessiva, per Dead Man Walking, vince. Ha quasi cinquant'anni. Non è la storia di un successo tardivo. È qualcosa di interessante: la storia di un'attrice che raggiunge la piena consacrazione nella maturità.


Louise e suor Helen

Forse i due personaggi che raccontano meglio Susan Sarandon sono lontanissimi tra loro. Louise Sawyer attraversa l'America su una Ford Thunderbird insieme a Thelma. Suor Helen Prejean entra invece nel braccio della morte e accompagna un condannato verso l'esecuzione. Una fugge dalla legge. L'altra cerca dentro la legge lo spazio per interrogare la coscienza. Eppure qualcosa le unisce. Entrambe guardano negli occhi una realtà dalla quale sarebbe più semplice voltarsi.

Thelma & Louise, diretto da Ridley Scott e scritto da Callie Khouri, diventa uno dei film simbolo degli anni Novanta. Rovescia molti codici tradizionali del road movie e provoca immediatamente una discussione sulla rappresentazione delle donne, sulla violenza, sulla libertà. Dead Man Walking, diretto da Tim Robbins, porta invece sullo schermo la storia vera di suor Helen Prejean e il tema della pena di morte. Qui cinema e impegno civile di Sarandon finiscono per fondersi.


Un'attrice che prende posizione

Perché Susan Sarandon, fuori dallo schermo, non ha mai scelto la discrezione politica. Pena di morte, guerre, diritti civili, ambiente, Palestina. Nel corso dei decenni ha partecipato a campagne, manifestazioni, proteste, sostenuto candidati e assunto posizioni che in alcuni casi hanno provocato fortissime polemiche. Non tutte sono state condivise. Alcune le hanno procurato critiche dure e conseguenze professionali.

L'ultima immagine, in questo senso, è recentissima. Il 24 settembre scorso, a dieci giorni dal suo ottantesimo compleanno, Susan Sarandon è stata fermata dalla polizia a New York durante una manifestazione nei pressi del Palazzo di Vetro contro la presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. La protesta, organizzata da Jewish Voice for Peace, chiedeva anche la fine del sostegno militare statunitense a Israele. Con lei sono stati fermati numerosi altri manifestanti. A quasi ottant'anni, dunque, Susan era ancora in strada a manifestare per una causa nella quale credeva.

Non occorre condividere le sue posizioni per riconoscere la coerenza di un atteggiamento che attraversa buona parte della sua vita pubblica: Sarandon ha rivendicato il diritto di parlare anche quando tacere sarebbe stato certamente più conveniente. Questo non rende automaticamente giuste le sue posizioni. La libertà di prendere posizione comprende anche la libertà degli altri di contestarle. Ma racconta qualcosa del personaggio. Susan Sarandon non ha costruito la propria immagine cercando di essere rassicurante.

E forse non è casuale che alcuni dei suoi personaggi più memorabili siano donne che, in modi completamente differenti, decidono a un certo punto di non comportarsi più come gli altri si aspettano da loro.


Ottanta

Oggi Susan Sarandon compie ottant'anni. È curioso pensare che Louise Sawyer ne avesse poco più di quaranta quando attraversava il deserto con Thelma. Sono passati trentacinque anni. Non ricordo neppure esattamente in quale cinema vidi quel film. Ricordo però con chi ero, il periodo della mia vita e soprattutto ciò che provai uscendo dalla sala. Professionalmente ero felice. Sentimentalmente no. E quel film mi sembrò struggente e romantico. Forse è questo uno dei misteri del cinema: sullo schermo rimane sempre lo stesso film, mentre siamo noi a diventare persone diverse.

Susan Sarandon, invece, ha continuato a cambiare personaggi senza cercare troppo di cambiare se stessa per corrispondere a ciò che Hollywood, la politica o l'opinione pubblica si aspettavano da lei. Non ha avuto paura di invecchiare davanti alla macchina da presa. E non sembra aver avuto molta paura neppure di risultare scomoda fuori dal set.

Oggi compie ottant'anni, e non posso fare a meno di tornare a Louise, a Thelma, a quella Thunderbird lanciata verso il vuoto. E continuo a trovare quel finale incredibilmente struggente, e romantico.