U2, cinquant’anni tra rock, politica e rivoluzioni

Dublino, 25 settembre 1976. In una cucina di Artane, a nord della città, un gruppo di adolescenti prova a suonare insieme. Larry Mullen ha quattordici anni e qualche giorno prima ha appeso alla bacheca della Mount Temple Comprehensive School un annuncio quasi disarmante nella sua semplicità: «Drummer seeks musicians to form band». Non sa ancora che quella frase finirà per cambiare la storia del rock.
A casa sua arrivano in sette. Ci sono Paul Hewson, che ancora non è Bono, Adam Clayton, David Evans, che un giorno diventerà The Edge, e il fratello maggiore di David, Dik Evans. Ci sono anche Peter Martin e Ivan McCormick, destinati però a uscire presto di scena. All'inizio nessuno sembra particolarmente capace. Larry è il batterista. Adam ha il basso e soprattutto l'atteggiamento di chi sa esattamente cosa sta facendo. I fratelli Evans sono i chitarristi. E Paul arriva pensando di suonare la chitarra ritmica.
Il problema è che Paul Hewson con la chitarra non è esattamente un fenomeno. Larry Mullen lo ricorderà così: quando arriva, non sa suonare molto bene e nemmeno cantare davvero. Ma ha qualcosa che gli altri non hanno. Una presenza. Un'energia. Un modo di occupare la stanza. Così, quasi naturalmente, la chitarra finisce in secondo piano e Paul viene spinto verso il microfono. Sarà una delle decisioni più importanti prese da quella band ancora prima di avere un nome.
Per qualche mese si chiamano Feedback, un nome scelto perché, come avrebbe ricordato Bono, era praticamente uno dei pochi termini musicali che conoscevano. Poi diventano The Hype. Ma la formazione continua a cambiare. Dik Evans, più grande e già attratto da altri interessi, comincia a sentirsi fuori posto mentre gli altri prendono sempre più sul serio l'idea di fare della musica una vita. Nel 1978 lascia il gruppo e finirà nei Virgin Prunes. I quattro rimasti diventano finalmente quelli che il mondo imparerà a conoscere: Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr.
Anche il nome arriva quasi per caso. Steve Averill, musicista dei Radiators From Space e amico di Adam Clayton, propone una lista di possibili nomi. U2 è uno di quelli. Non è un acronimo pensato per avere un significato preciso e non nasce, come spesso si è raccontato, da una formula misteriosa. Piace perché è breve, internazionale, facile da ricordare. E perché evoca qualcosa di moderno e quasi fantascientifico: l'aereo-spia U-2, il sottomarino, la Guerra fredda. Bono, curiosamente, non amerà mai davvero quel nome. Anni dopo dirà di averlo scelto perché era quello che odiavano meno.
È una storia quasi comica, vista da lontano. Quattro ragazzi che non sanno ancora suonare bene, un cantante arrivato come chitarrista, un fratello che se ne va, un nome scelto quasi per esclusione. Eppure dentro quella cucina c'è già qualcosa che non ha niente di casuale: una fame enorme.
Il punk sta arrivando da Londra e gli U2 ne respirano l'urgenza. Non serve essere virtuosi, sembra dire quella musica; bisogna avere qualcosa da dire. E loro ce l'hanno. Dublino è una città inquieta, l'Irlanda del Nord è attraversata dalla violenza, la religione è una presenza quotidiana e ingombrante. Gli U2 crescono dentro questo paesaggio e finiscono per portarselo dietro.
Quando, dopo gli esordi con Boy e October, nel 1983 arriva il loro terzo album, War, la trasformazione è già compiuta. Sunday Bloody Sunday non racconta la guerra da lontano: la fa entrare nella stanza, la porta dentro il ritmo della batteria, dentro quella chitarra che sembra suonare sopra una marcia militare. New Year’s Day guarda invece alla Polonia di Solidarnosc e a un'Europa ancora divisa dalla Guerra fredda. Il rock degli U2 comincia a diventare una forma di testimonianza.
E allora succede qualcosa che accompagnerà la band per il resto della sua esistenza. La musica e l'impegno smettono di essere due cose separate. Nel 1985 arriva il Live Aid. Sul palco di Wembley Bono abbandona per un momento la scaletta, scende tra il pubblico, balla con una ragazza. La performance diventa uno dei momenti simbolo dell'intero concerto e porta gli U2 davanti a un pubblico enorme. Poco dopo arrivano la Conspiracy of Hope con Amnesty International, le campagne contro la povertà e l'Aids, il lavoro di Bono sul debito dei Paesi più poveri.
Poi esce The Joshua Tree e il mondo sembra improvvisamente troppo piccolo per contenerli. Nel 1987 Where the Streets Have No Name, With or Without You e I Still Haven’t Found What I’m Looking For trasformano quattro ragazzi di Dublino in una band planetaria. Ma invece di fermarsi, gli U2 fanno quello che faranno più volte nella loro carriera: si distruggono e si ricostruiscono.
Volano a Berlino per realizzare Achtung Baby. Le chitarre diventano elettricità, rumore, elettronica. Il palco dello Zoo TV Tour diventa un labirinto di schermi, pubblicità, notizie, immagini. Gli U2 capiscono che il mondo sta cambiando e decidono di cambiare insieme a lui. Poi arrivano Zooropa, Pop, il gigantesco PopMart e, ancora, la voglia di ricominciare.
La loro storia è fatta anche di contraddizioni. L'attivismo di Bono porta questioni globali davanti a milioni di persone, ma suscita anche critiche e discussioni sul rapporto tra celebrità e politica. Gli U2 non sembrano però interessati a rimanere neutrali. Nel 2022 Bono e The Edge suonano nella metropolitana di Kyiv, mentre la città vive sotto la minaccia della guerra. Il palco, ancora una volta, diventa un luogo in cui la musica incontra la realtà.
Poi arriva il tempo della memoria. Songs of Surrender riscrive quaranta brani del passato, quasi come se i quattro volessero togliere il trucco alle proprie canzoni per vedere cosa rimane sotto. La Sphere di Las Vegas li proietta invece nel futuro, trasformando il concerto in un'esperienza immersiva. E Larry Mullen, dopo i problemi che lo avevano tenuto lontano dai concerti, torna progressivamente al centro della storia.
Adesso, però, gli U2 hanno un altro appuntamento con il tempo. Il 7 luglio 2026 è arrivato Street of Dreams, prodotto da Jacknife Lee e presentato come il primo brano del nuovo album, il primo vero disco di inediti della band dopo nove anni. Il video è stato girato a Città del Messico, durante la partecipazione del gruppo alla Street Child World Cup. E proprio alla vigilia del cinquantesimo anniversario è avvenuto il lancio di Silencio, il secondo assaggio del disco. Un'anticipazione che aggiunge curiosità a un album ( che dovrebbe intitolarsi Carnaval de Luz) ancora in parte avvolto dal mistero.
Cinquant'anni dopo quella prima prova, la formazione è ancora quella di allora e la storia degli U2 continua a intrecciare memoria e futuro. Dal punk alla tecnologia della Sphere, dalle canzoni contro la guerra alle campagne sui diritti umani, la band ha attraversato epoche profondamente diverse senza rinunciare alla propria inquietudine. Ora resta da capire quale forma prenderà il prossimo capitolo. La risposta, almeno in parte, potrebbe arrivare già con Silence: non un semplice anniversario da celebrare, ma la promessa di una storia che continua a scriversi.