26 giugno 1826: la morte della repubblica nata per errore

Il 26 giugno del 1826, in una piccola valle tra Umbria e Toscana, si concluse una delle esperienze politiche più singolari della storia europea. Quel giorno quattordici rappresentanti locali firmarono un atto di sottomissione che sancì la fine della Repubblica di Cospaia, uno Stato indipendente che era sopravvissuto per quasi quattro secoli senza esercito, senza prigioni e senza una vera costituzione.
La sua storia sembra uscita da una favola o da un romanzo satirico. E invece è tutto vero.
Per capire come sia stato possibile, bisogna tornare indietro al Quattrocento. Nel 1441 Cosimo de' Medici concesse un importante prestito a Papa Eugenio IV. In cambio ricevette in pegno il territorio di Sansepolcro. Come spesso accadeva all'epoca, il problema era stabilire con precisione dove passassero i confini. Le mappe non erano sempre accurate e, nel tracciare la linea di separazione tra i territori fiorentini e quelli pontifici, emerse un dettaglio apparentemente insignificante.
Il confine doveva seguire il corso di un torrente chiamato Rio. Peccato che nella zona esistessero due corsi d'acqua con quel nome. I funzionari fiorentini individuarono quello più a nord, mentre i rappresentanti pontifici scelsero quello più a sud. Tra i due torrenti rimase una piccola striscia di terra di circa trecento ettari: nessuno dei due Stati la rivendicò e nessuno la amministrò.
Gli abitanti capirono immediatamente di trovarsi in una situazione unica. Se nessuno governava quel territorio, perché non governarsi da soli?
Nacque così la Repubblica di Cospaia.
Nel 1448, incredibilmente, sia Firenze sia lo Stato Pontificio finirono per accettare la situazione di fatto. Cospaia divenne un minuscolo Stato indipendente nel cuore dell'Italia rinascimentale. Non aveva un sovrano, non possedeva un esercito e non disponeva di un apparato burocratico degno di questo nome. Le decisioni venivano prese da un Consiglio degli Anziani e dai capifamiglia. Il principio che guidava la comunità era riassunto da un motto ancora oggi visibile presso la chiesa dell'Annunziata: Perpetua et firma libertas.
Per quasi un secolo la piccola repubblica visse tranquillamente, ma il vero colpo di fortuna arrivò nel Cinquecento con una pianta destinata a cambiare il suo destino: il tabacco.
Nel 1574 il vescovo di Sansepolcro, Alfonso Tornabuoni, introdusse la coltivazione del tabacco nella zona. Nel vicino Stato Pontificio il consumo della pianta era fortemente osteggiato e in alcuni periodi poteva persino comportare la scomunica. Cospaia, però, non doveva rendere conto a nessuno.
Quella che sembrava una semplice coltivazione agricola si trasformò rapidamente nella principale fonte di ricchezza della repubblica. Il tabacco di Cospaia divenne famoso e richiesto. Mercanti e coltivatori arrivavano da ogni parte della regione. Il piccolo Stato prosperava grazie a una combinazione quasi perfetta di libertà economica, posizione geografica e assenza di tassazione.
Per lungo tempo le grandi potenze confinanti tollerarono questa anomalia. Cospaia rappresentava una sorta di cuscinetto neutrale tra territori diversi e, in fondo, nessuno aveva un interesse immediato a eliminarla.
Ma nel Settecento le cose cambiarono. Nel 1724 lo Stato Pontificio decise di liberalizzare il commercio del tabacco e di assoggettarlo a un sistema fiscale. Quello che per secoli era stato il principale vantaggio competitivo di Cospaia iniziò a svanire. L'economia rallentò e la piccola repubblica perse progressivamente la propria importanza strategica.
Quando, all'inizio dell'Ottocento, l'Europa uscì sconvolta dalle guerre napoleoniche e dal Congresso di Vienna, la sopravvivenza di un microstato nato per errore appariva sempre più anacronistica.
Così si arrivò al 26 giugno 1826.
Dopo 385 anni di esistenza, la Repubblica di Cospaia cessò ufficialmente di esistere. Il suo territorio venne spartito tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. In cambio, gli abitanti ottennero una modesta compensazione economica: una moneta d'argento a testa e il diritto di continuare a coltivare il tabacco.
Una conclusione quasi ironica per una storia iniziata con un equivoco geografico.
Eppure il ricordo di Cospaia non è mai scomparso. Ancora oggi il borgo conserva con orgoglio la memoria della sua antica indipendenza. Ogni anno, tra rievocazioni storiche e celebrazioni popolari, torna a vivere la vicenda di quella che probabilmente è stata la più improbabile delle repubbliche italiane.
Una nazione nata perché due cartografi non riuscirono a mettersi d'accordo su quale fosse il torrente giusto. E che, grazie a quell'errore, riuscì a rimanere libera per quasi quattro secoli.