I cani e la socializzazione

Può capitare che, quando due cani si incontrano, uno si avvicina con entusiasmo, mentre l'altro si irrigidisce: abbaia contro, a volte devia o semplicemente non è interessato. E se il nostro cane non andando d'accordo con tutti, stesse facendo la cosa giusta? Quando si vede un cane che non ama tutti gli incontri con i propri simili, spesso si sente dire: "Dai, fallo socializzare!" oppure: "Deve imparare a stare con gli altri".
L'idea che un cane debba andare d'accordo con tutti è troppo radicata in gran parte della cinofilia. Questo accade perché di solito a molti piace pensarlo aperto a tutti gli incontri e felice di avere interazioni. Il cane "bravo" è spesso immaginato, nell'opinione comune, come socievole con chiunque e in ogni circostanza. In realtà questa aspettativa riguarda molto più noi e le nostre proiezioni, rispetto a come i cani vivono e gestiscono le relazioni tra loro. Spesso si chiede al cane di comportarsi in un modo in cui noi umani non ci comporteremmo mai, perché, come è normale che sia, noi scegliamo continuamente con chi interagire e se farlo oppure no. Noi scegliamo in continuazione con chi parlare, con chi uscire, con chi ci piace stare perché ci fa stare bene e poi decidiamo che con alcuni non prenderemmo neppure un caffè. Ci sono persone che ci piacciono da subito, altre che inizialmente ci mettono a disagio, altre con cui preferiamo mantenere distanza. E consideriamo questa selettività del tutto normale.
Con il cane, invece, facciamo fatica ad accettarla. Quando il cane evita, si allontana, mostra disagio o semplicemente non è interessato a un altro cane, si tende a interpretarlo come un suo limite: mancanza di socializzazione, insicurezza, "problema". In parte perché questo rende più complicata la gestione quotidiana, in parte perché mette in crisi quell'idea rassicurante del "mio cane che ama tutti". Eppure, dal punto di vista cognitivo e comportamentale, il cane sta facendo esattamente ciò che fa un individuo competente: sceglie con chi stare nelle relazioni. Semplicemente valuta se quell'interazione con un altro cane è sostenibile, interessante, sicura e, sulla base di questo, regola il proprio comportamento.
La ricerca in ambito antrozoologico mostra chiaramente quanto le aspettative umane influenzino il modo in cui si interpreta il cane. Negli studi più recenti emerge con sempre maggiore chiarezza un punto fondamentale: i cani non sono tutti uguali nella socialità. Esistono differenze individuali stabili nel temperamento, nella motivazione sociale e nelle preferenze relazionali. Alcuni cani cercano molto il contatto, altri lo selezionano con attenzione, altri ancora preferiscono interazioni limitate e con pochi individui. Questa variabilità non è un difetto, è parte della loro individualità. Loro come noi, costruiscono relazioni differenziate: possono avere cani con cui stringono vere e proprie amicizie, cani che ignorano e altri che risultano loro antipatici, anche nel tempo. La socializzazione, non è "andare d'accordo con tutti", ma sviluppare la capacità di stare nelle relazioni scegliendo. Si diventa sociali e socievoli proprio quando si impara ad apprezzare la compagnia di alcuni individui rispetto ad altri.
Allora la domanda da porsi cambia. Non è più: "Perché il mio cane non va d'accordo con tutti?" Ma diventa: "Con chi il mio cane sta davvero bene?" Non siamo lì per "farlo socializzare a tutti i costi", ma per garantirgli buone esperienze, sostenibili. Stare bene è più importante che "fare esperienza" forzata, la sicurezza emotiva viene prima dell’obbligo agli incontri con altri simili. E per come la vedo io, è anche un'occasione per guardarci con un po' più di onestà. Perché quando chiediamo al cane di essere sempre aperto, sempre disponibile, sempre socievole, stiamo chiedendo qualcosa che nemmeno noi siamo disposti a fare con gli altri. Il cane, ancora una volta, ci riporta alle basi, perché socializzare non è un obbligo, ricordiamoci che è una scelta.
Emanuela Angelo