South Park diventa South America e non lo ha scelto Trump

Trey Parker e Matt Stone, i creatori di South Park, annunciando che, almeno per il momento, la loro serie si chiamerà “South America”. Una critica politica molto precisa.
Il bersaglio è Donald Trump e la sua ossessione per i nomi geografici. Dopo la decisione di chiamare il Golfo del Messico “Golfo d'America” e quella di indicare negli Stati Uniti il lago Ontario come “Lake America”, la satira di South Park ha semplicemente portato il ragionamento alle sue estreme conseguenze. Se tutto deve diventare America, allora anche South Park può diventare South America. Apple e Google vengono ringraziate ironicamente per avere recepito il nuovo nome del lago sulle proprie mappe statunitensi, mentre Paramount viene definita dai due autori una “Skydance Capitulation”, un'altra frecciata che salda politica, industria dei media e potere economico.
È il segnale di qualcosa che negli Stati Uniti dura da anni, perchè Trump, come i re folli del medioevo fiabesco, è diventato materia prima della cultura popolare. Non soltanto della satira politica tradizionale, ma della televisione, dei late show, dei programmi comici, dei meme e dell'intrattenimento. South Park, in particolare, lo ha trasformato più volte in un personaggio grottesco, arrivando a costruire interi episodi attorno alla sua seconda presidenza.
Il punto interessante è che questa ostilità culturale non significa automaticamente che l'America sia diventata anti-Trump. Il Paese rimane profondamente diviso e la satira, spesso, parla soprattutto a chi condivide già una determinata visione politica. Ma qualcosa è cambiato, questo è certo. Trump non è più soltanto un presidente da giudicare attraverso programmi, sondaggi e risultati elettorali. È diventato un personaggio culturale, riconoscibile anche al di fuori della politica. Questa trasformazione può essere persino più insidiosa, per un leader che una battuta di un avversario politico. Perché il potere può rispondere a un'accusa, può contestare un sondaggio, può attaccare un giornale. È molto più difficile controllare il modo in cui una società trasforma un presidente in una caricatura.
I numeri raccontano intanto un malessere reale, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos dell'agosto 2026, l'indice di approvazione di Trump era sceso al 33%, il livello più basso registrato durante la sua presidenza. Ma anche questo dato va letto senza confondere il dissenso con un fronte politico compatto: l'America resta polarizzata e Trump conserva una base elettorale e politica significativa.
Ed è proprio qui che la provocazione di South America acquista il suo significato.
Non dimostra, chiaramente, che tutta l'America abbia voltato le spalle a Trump. Dimostra qualcosa di diverso: che una parte importante della cultura americana ha smesso di trattare il "trumpismo" soltanto come politica e ha cominciato a trattarlo come fenomeno da decostruire, deridere e trasformare in spettacolo. Così, mentre Trump prova a mettere la parola “America” ovunque, Parker e Stone fanno l'operazione opposta: la prendono, la esagerano e la restituiscono al mittente. South Park diventa South America, come se per una volta sia la caricatura a definire la realtà.