Spagna 1936: il falso di Capa e la verità di Orwell

Il 17 luglio 1936 l'Ufficio della guarnigione di Melilla si sollevava contro la Repubblica spagnola, dando il via a una delle pagine più tragiche del Novecento: la Guerra Civile Spagnola. Ottant'anni dopo quel tragico inizio, la memoria collettiva di quel conflitto resta indissolubilmente legata a un'immagine che ha ridefinito la storia del fotogiornalismo. Un uomo in camicia bianca, colto nell'istante esatto in cui una pallottola lo colpisce a morte, il fucile che sfugge dalla mano, il corpo che cede all'indietro su un crinale brullo.
La foto simbolo della guerra civile spagnola
Quello scatto è "Morte di un miliziano" (conosciuto anche come "Il miliziano colpito a morte"), scattato da un giovanissimo Robert Capa nel settembre del 1936. Pubblicata prima sulla rivista francese Vu e poi su Life, divenne il simbolo universale del sacrificio repubblicano contro l'avanzata del fascismo di Francisco Franco. Ma la storia, proprio come la fotografia, ha i suoi coni d'ombra. E quell'icona assoluta, col tempo, si è rivelata una messinscena.
Il mito dell'istante decisivo
Per decenni, lo scatto di Capa è stato il manifesto del fotogiornalismo di trincea. Racchiudeva in sé la celebre massima dello stesso fotografo ungherese: "Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino". L'impatto emotivo fu devastante: l'opinione pubblica mondiale vide per la prima volta la morte in diretta, senza filtri. L'identità del soldato venne persino associata a un nome reale, Federico Borrell García, un miliziano anarchico effettivamente morto in battaglia a Espejo quel giorno. L'autenticità dello scatto sembrava indiscutibile, protetta dall'aura eroica e romantica dei reporter che rischiavano la vita sul fronte spagnolo.
La scoperta del falso
I primi dubbi emersero già negli anni '70, ma la svolta definitiva è arrivata nei primi anni Duemila, grazie al lavoro meticoloso di storici e ricercatori, tra cui lo studio del professore spagnolo José Manuel Susperregui. Analizzando lo sfondo montuoso dello scatto, Susperregui ha dimostrato che la foto non fu scattata a Espejo - dove si combatteva davvero - ma a circa 50 chilometri di distanza, sulle colline di Llano de Banda, una zona che all'epoca dei fatti era assolutamente tranquilla e lontana dalla linea del fuoco. Ulteriori analisi sui rullini di Capa e della sua compagna, la fotografa Gerda Taro, hanno rivelato una sequenza di scatti in cui diversi miliziani posavano per la macchina fotografica nello stesso identico punto, saltando e simulando assalti a beneficio dell'obiettivo. Il "miliziano caduto" non fu colpito da un cecchino franchista; stava semplicemente recitando la sua morte in un momento di messinscena concordata con il fotografo.
Orwell e il disincanto della trincea
Questa opera di mistificazione mediatica contrasta fortemente con un altro caposaldo culturale del conflitto: "Omaggio alla Catalogna" (Homage to Catalonia) di George Orwell. Lo scrittore britannico partì per la Spagna per combattere in prima linea nelle milizie del POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista). Se Capa creò un'icona patinata ed eroica attraverso un falso, il diario-reportage di Orwell compì l'operazione opposta. Con una prosa di una lucidità spietata, Orwell spogliò la guerra di ogni retorica romantica, descrivendo la realtà degradante delle trincee: il freddo paralizzante, i pidocchi, la fame e il fango. Soprattutto, lo scrittore raccontò la lacerante verità politica del conflitto: la tragica guerra civile nella guerra civile, in cui le fazioni della sinistra (stalinisti contro anarchici e trotskisti) si sterminavano a Barcellona mentre i franchisti avanzavano. Orwell, che fu ferito alla gola da un cecchino vero - rischiando la vita sul serio, a differenza del miliziano di Capa - comprese prima di altri come la verità fosse la prima vittima della guerra, sacrificata sull'altare della propaganda internazionale.
Il valore della verità
La scoperta che la fotografia simbolo della guerra di Spagna fosse un falso storico apre un dibattito profondo. Capa e Taro cercavano immagini forti che potessero scuotere le coscienze delle democrazie occidentali, allora colpevolmente inerti di fronte all'ascesa del totalitarismo in Europa (la guerra civile spagnola fu, de facto, il preludio della Seconda Guerra Mondiale, contestualmente agli aiuti militari dell'Italia di Mussolini - Corpo Truppe Volontarie - e la Germania di Hitler - Legione Condor). Era, a tutti gli effetti, propaganda geopolitica. Tuttavia, il disvelamento del falso non cancella la tragedia reale del conflitto, quella stessa vissuta e documentata da Orwell. La guerra civile spagnola provocò mezzo milione di morti, bombardamenti spietati sui civili (come a Guernica) e quarant'anni di dittatura. Il paradosso di "Morte di un miliziano" sta nel fatto che, pur essendo una foto finta, ha raccontato una verità drammaticamente vera: in quello stesso momento, su altri fronti poco distanti, migliaia di giovani stavano cadendo esattamente in quel modo. Oggi, ricordare il 17 luglio significa leggere Orwell e guardare Capa con occhi nuovi. Ci ricorda il dovere di cercare un giornalismo onesto e la necessità di uno sguardo critico, l'unico capace di distinguere la messinscena dal sangue vero della storia.
Lorenzo Villanetti