Stonewall, la notte che cambiò la storia dei diritti

Nell’America degli anni Cinquanta, in pieno maccartismo, l’esasperata repressione messa in atto dal governo non colpì soltanto coloro che venivano ritenuti filo-sovietici e quindi sovversivi. Anche le persone omosessuali erano viste come un pericolo per la stabilità del sistema, al punto che venne coniato il termine “Lavender Scare” (“paura lavanda”) dove il colore lavanda identificava i gay e la paura era rappresentata dalla loro progressiva presenza nei gangli della società e dell’amministrazione pubblica.
Di fronte a tale atteggiamento, la comunità omosessuale non ebbe che una scelta: la clandestinità. Locali, circoli e gay bar vennero messi al bando o sottoposti a continui controlli, favorendo così l’inserimento della malavita che, in cambio di una percentuale sui ricavi dei club, garantiva protezione dalle incursioni della polizia.
Fra i locali finiti sotto l’ala della criminalità c’è anche lo Stonewall Inn, nel Greenwich Village. Controllato dalla famiglia Genovese, una delle Cinque Famiglie mafiose di New York, è un gay bar dove si beve, si balla e ci si incontra. Inaspettatamente, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, la polizia vi fa irruzione e arresta dipendenti e molti clienti, in particolare quelli trovati senza documenti o vestiti con abiti tradizionalmente associati al sesso opposto.
Fra le persone trascinate fuori con la forza vengono spesso ricordate Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, due figure simbolo del movimento per i diritti delle persone transgender e della comunità LGBTQ+. Mentre gli arrestati incitano la folla ad intervenire, il grido «It’s a Revolution!» viene associato da molti testimoni all’inizio della rivolta. In breve tempo centinaia di persone si radunano davanti al locale, costringendo gli agenti a barricarsi all’interno dello Stonewall Inn. È il grido di libertà di una comunità che decide di dire basta. Gli scontri proseguono fino all’alba e, nei giorni successivi, la protesta riprende più volte. Cinque giorni dopo, un migliaio di persone si raduna nuovamente davanti allo Stonewall Inn per continuare la mobilitazione, distribuendo volantini con la scritta: «Via la mafia e gli sbirri dai gay bar!».
Quella rivolta segnerà un punto di svolta nella storia della comunità LGBTQ+, che da quel momento inizierà a organizzarsi in modo più visibile e strutturato per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Il 28 giugno 1970, a un anno esatto dai moti di Stonewall, migliaia di persone attraversano New York nella Christopher Street Liberation Day March, considerata la prima marcia del Pride moderno e destinata a ispirare manifestazioni analoghe in tutto il mondo.
Oggi lo Stonewall Inn è inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici degli Stati Uniti ed è parte dello Stonewall National Monument, mentre a Sylvia Rivera sono stati dedicati una strada nel Greenwich Village e numerosi altri luoghi e iniziative. Un doveroso tributo a chi, in una notte di giugno di oltre cinquant’anni fa, ebbe il coraggio di ribellarsi al bigottismo e all’ottusità di una parte della società, cambiando la storia e contribuendo a rendere il mondo un luogo più giusto.