Blitz a Roma, torna l’ombra della Magliana

Romina Caprera
Cronaca
15/04/2026

Maxi operazione questa mattina a Roma contro la criminalità organizzata. Tra i 13 arrestati figura anche Raffaele Pernasetti, considerato vicino agli ambienti della storica Banda della Magliana. A ricostruire i dettagli è il cronista di nera e giudiziaria Emilio Orlando.


Come spiegato dal giornalista, l’operazione di questa mattina ha fatto emergere un quadro che richiama dinamiche del passato:

“È stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare che ha ricongiunto diversi fatti avvenuti a Roma, come regolamenti di conti a Corviale o l’agguato ai danni di Cristiano Molè. Lo spaccato che emerge oggi ci restituisce una Roma simile a quella di cinquant’anni fa, con diverse organizzazioni criminali che spadroneggiavano negli anni ’70. Tra gli arresti c’è anche quello di Raffaele Pernasetti, abile nel tessere rapporti negli ambienti criminali romani. Faceva da collante tra vecchie figure della banda e narcotrafficanti trapiantati nella capitale: una sorta di broker, capace di reperire grandi quantità di cocaina e rimetterla sul mercato.”


L’organizzazione aveva una struttura ben definita:

“Si tratta di 13 misure cautelari, alcune eseguite in carcere perché molti degli indagati erano già detenuti. L’organizzazione fosse gestita da Manuel Severa, mandante dell’omicidio Molè, e legata anche a un collaboratore di giustizia. Tutto questo ha permesso di scardinare quello che possiamo definire l’ultimo baluardo del crimine romano di un certo livello.”


Come evidenziato dal giornalista, il legame con la Banda della Magliana resta forte anche oggi:

“Ci siamo sempre trovati di fronte a dinamiche violente, è come se il DNA della Banda della Magliana non fosse mai tramontato. Personaggi apparentemente diventati innocui, come Pernasetti che lavorava come cuoco, in realtà rappresentano ancora un potere importante, capace di muovere grosse quantità di droga e armi. Pernasetti era in grado di procurare armi per agguati e svolgeva anche un ruolo da paciere nelle faide interne. È stato trovato persino un libro con multe per gli affiliati che non rispettavano le regole, proprio per evitare di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.”


Nel corso dell’inchiesta emerge anche il quadro più ampio delle alleanze criminali:

“Viene contestato anche l’articolo 74, associazione a delinquere, di competenza della Direzione distrettuale antimafia. La Magliana aveva già il ‘merito’ di aver creato contatti con il clan dei marsigliesi, e questi vecchi appartenenti sono ancora in grado di muovere grandi scambi e fare da ponte tra generazioni diverse, collegando un mondo che credevamo scomparso alle nuove realtà criminali, anche straniere come quella albanese.”


“Il tema della mafia albanese è sempre presente, perché è considerata una delle comunità più affidabili, tanto che anche la ’ndrangheta li ha inclusi per la loro capacità di mimetizzarsi. Nel blitz di oggi viene citato anche l’omicidio Diabolik: c’è un filo, nemmeno troppo sottile, che collega tutto.”


Una struttura interna molto rigida:

“Nelle organizzazioni criminali romane esiste una sorta di ‘parentopoli’: non si può entrare se non si ha un parente già dentro. È una realtà in cui domina la gerontocrazia, anche nel crimine. Basta pensare a zone come Ostia, dove questa mentalità resiste nonostante tutto. La criminalità si evolve, mentre chi indaga spesso resta indietro.”