Difende l'amico durante una rapina e muore, arrestato 28enne

È morto dopo otto giorni di agonia il 30enne egiziano rimasto gravemente ferito durante una violenta aggressione avvenuta alla stazione Palmiro Togliatti, a Roma. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato con un tentativo di rapina: un 28enne originario del Gambia, senza fissa dimora e con precedenti, avrebbe chiesto soldi, una sigaretta e poi il cellulare a un connazionale. Al suo rifiuto lo avrebbe colpito con pugni e con un cacciavite. A quel punto il 30enne sarebbe intervenuto per difendere l'amico, venendo a sua volta raggiunto da ripetuti colpi fino a essere trafitto alla testa con l'arma. Trasportato in condizioni disperate al Policlinico Umberto I, è deceduto dopo otto giorni di ricovero. Il presunto aggressore è stato arrestato con l'accusa di omicidio e rapina. Ai microfoni di Radio Roma Sound è intervenuto Rinaldo Frignani, giornalista del Corriere della Sera, che ha approfondito gli aspetti ancora al centro delle indagini.
Le indagini tra movente e complici
Secondo Frignani, gli investigatori stanno ancora cercando di chiarire diversi aspetti della vicenda, a partire dal movente dell'aggressione e dall'eventuale coinvolgimento di altre persone.
"Parliamo di un cittadino del Gambia con precedenti e senza fissa dimora. Si sta cercando di capire il motivo della vicenda, perché non è chiaro il movente della rapina, e si sta cercando di verificare se ci siano altre persone coinvolte, perché dalle telecamere di sicurezza si vedono altre dieci persone. Bisogna capire qual è l'ambito in cui è avvenuta la vicenda, perché la stazione Togliatti, pur non essendo una stazione disastrata o abbandonata, è diventata un ritrovo di bande di spacciatori che frequentano quella zona."
Le telecamere decisive per ricostruire l'aggressione
Un ruolo fondamentale nelle indagini è stato svolto dalle immagini di videosorveglianza, che hanno consentito agli investigatori di ricostruire le fasi dell'aggressione e di individuare il presunto responsabile.
"Meno male che c'erano le telecamere, perché senza quei filmati sarebbe stato molto complicato identificare l'uomo e ricostruire la vicenda. Questa è la dimostrazione che tutti gli investimenti fatti sulla sicurezza nei trasporti, purtroppo in questo caso, hanno funzionato."
Il peso dei social nel racconto della cronaca
Infine, Frignani ha evidenziato come i social abbiano cambiato il modo di raccontare episodi di cronaca, contribuendo spesso ad amplificarne la percezione.
"C'è anche da dire che tutte queste vicende riprese in diretta sui social prima non accadevano. Roma non era così esposta a livello mediatico e queste situazioni vengono amplificate a dismisura. Molte volte sembra che alcune vicende vengano gonfiate, quasi ci fosse l'interesse di farle finire sui social. Questo, però, non riguarda questo caso in particolare, perché qui è morto un ragazzo."