Fentanyl, droni e paura: la nuova mafia a Palermo

Alessio Briguglio
Cronaca
15/08/2026

Il caso palermitano del fentanyl impone anzitutto una cautela che nel dibattito pubblico rischia di andare perduta: non sappiamo, allo stato, che la sostanza intercettata o individuata a Palermo provenga dalle 80 fiale sottratte all’Ospedale Israelitico di Roma. Le fiale sparite dalla cassaforte dell’ospedale, senza segni evidenti di effrazione, e che le indagini devono ancora stabilire dove siano finite, chi le abbia sottratte e se siano state effettivamente immesse, anche solo parzialmente, nel mercato clandestino.


Il dato nuovo, a Palermo, è però tutt’altro che marginale. Il servizio per le dipendenze dell’ASP ha riferito di aver rilevato tracce di fentanyl in alcuni esami e ha raccolto testimonianze di assuntori che avrebbero sperimentato stati di torpore durati fino a quindici ore. La notizia segnala una possibile presenza della sostanza nel mercato locale, ma non consente da sola di stabilirne provenienza, filiera o quantità.


Il fentanyl, però, introduce una variabile anomala nella gestione tradizionale delle piazze di spaccio. È un oppioide potentissimo, con un margine tra dose efficace e dose letale molto ristretto. Per un'organizzazione criminale esiste dunque un problema apparentemente paradossale. Perchè un consumatore morto significa perdita di un acquirente, possibile allarme investigativo e maggiore esposizione della piazza. Ma c'è un secondo rischio, il fentanyl può interferire con mercati consolidati come quelli dell'eroina e, in determinate circostanze, della cocaina, modificando consumi, prezzi e rapporti di forza. È una delle ragioni per cui diversi osservatori hanno sottolineato la resistenza delle mafie italiane alla sua diffusione.


Se davvero, dunque, Cosa Nostra fosse coinvolta nella distribuzione su scala significativa, perché autorizzare una sostanza potenzialmente destabilizzante per il proprio stesso mercato? La risposta più semplice sarebbe economica, il fentanyl ha un'elevatissima potenza, è facilmente occultabile e può garantire rendimenti enormi con quantità minime. Ma, potrebbe esistere anche una seconda chiave di lettura, più inquietante. Palermo è una città nella quale le organizzazioni mafiose hanno storicamente costruito il proprio potere non soltanto attraverso il traffico di droga, ma attraverso il controllo del territorio. Le più recenti indagini descrivono ancora Cosa Nostra come un'organizzazione capace di gestire narcotraffico, estorsioni, armi e redistribuzione delle risorse criminali, pur adattando le proprie strategie alla pressione investigativa.


Per questo il fentanyl potrebbe rappresentare, almeno sul piano delle ipotesi investigative e non delle conclusioni, qualcosa di più di una nuova merce. Potrebbe diventare una dimostrazione di capacità: possiamo introdurre nel vostro mercato una sostanza che altera gli equilibri, moltiplica il rischio e rende più difficile la gestione della sicurezza urbana. Bisogna fermarsi prima di trasformare, però, questa suggestione in una certezza. Non abbiamo elementi pubblici sufficienti per dire che Cosa nostra abbia «ordinato» lo smercio, né che dietro il fentanyl palermitano vi sia una strategia politica deliberata.


La domanda, però, resta. E riguarda una mafia che negli ultimi anni è stata colpita da importanti operazioni giudiziarie e patrimoniali, ma che continua a dimostrare capacità di adattamento. Di recente, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha riferito in Commissione Antimafia di «segnali» relativi al tentativo di acquistare droni lanciamine e altre armi riconducibili ai nuovi mercati neri alimentati dalla guerra russo-ucraina. Una mafia che cerca di ricostruire un «arsenale di qualità», come lo ha definito De Lucia, non sta semplicemente cercando nuovi strumenti per i propri affari. Sta dimostrando di voler rimanere tecnologicamente aggiornata, capace di intercettare persino le innovazioni della guerra contemporanea. Questo, accanto alla possibile diffusione del fentanyl, racconta una criminalità che non si limita a sopravvivere alla pressione dello Stato ma osserva il mondo, ne studia le trasformazioni e prova a trasformare ogni nuova vulnerabilità in una risorsa criminale.


Se il fentanyl dovesse realmente entrare stabilmente nelle piazze palermitane, il problema non sarebbe soltanto quale droga stiamo vendendo. Una questione sanitaria che diventa una questione criminale, sociale e, in ultima analisi, politica. Non necessariamente perché dietro ci sia un messaggio politico intenzionale ma, perché, il controllo della droga è anche controllo della paura, della percezione della sicurezza e dello spazio urbano.