Gaia Tortora: “Il dubbio va ancora difeso”

Romina Caprera
Cronaca
19/05/2026

Oggi abbiamo avuto in studio Gaia Tortora, giornalista e vice direttrice del TgLa7, per un confronto che ha toccato alcuni dei temi più delicati del suo rapporto con la giustizia, l’informazione e l'opinione pubblica. Un dialogo intenso, che ha alternato riflessioni personali e considerazioni sul giornalismo di oggi, sul bisogno quasi ossessivo di trovare un colpevole e sulla difficoltà, sempre più evidente, di accettare il dubbio.

Il caso Garlasco e la ricerca del colpevole

“Posso dire che sicuramente non abbiamo imparato niente. C’è la possibilità o la probabilità che un innocente sia in carcere, ma anche quella che un altro innocente stia per entrarci. L’elemento giudiziario scompare, perché non dobbiamo essere ipocriti: abbiamo già deciso, grazie alla marea di talk e di improvvisati esperti, che Sempio sia il colpevole.

Evidentemente Stasi non ha insegnato molto, perché anche il suo è stato un processo indiziario. Io credo che forse dovremmo fare un ulteriore passaggio e capire che, se non si trova un colpevole con prove certe, bisogna anche rassegnarsi all’idea che una vicenda possa restare senza colpevole. Non può esserci un colpevole a tutti i costi.”

“Io devo dire, a malincuore, soprattutto perché combatto questa battaglia da tanti anni, che inizio a pensare sia una battaglia persa. Il nostro Paese è abituato, ahimè, a quello che stiamo vedendo: voler trovare per forza un colpevole.

Ho chiesto al barista che vedo ogni giorno cosa ne pensasse di questa storia e lui mi ha risposto di credere all’innocenza di Stasi, ma di trovare Sempio inquietante. Questo dice tutto.”

Il dolore trasformato in spettacolo

“In quegli anni ho visto lo scempio fatto dai giornali su mio padre, sulla persona di mio padre, con titoli vomitevoli e cose che non stavano né in cielo né in terra. Mi sono detta che volevo fare questo mestiere per capire se potesse essere fatto in maniera diversa.

È una battaglia dall’interno, a volte vieni bollata come un corpo estraneo. Tutto questo ha un prezzo, però io continuo a farlo. Preferisco ragionare, o avere l’opportunità di far ragionare le persone, in un’altra maniera.

Nel caso Garlasco la vittima è sullo sfondo. Non ci preoccupiamo dei genitori che ogni giorno devono ascoltare anche le vicende più intime della loro figlia. Lo abbiamo vissuto anche con Giulia Cecchettin e Filippo Turetta: una trasmissione ha ribadito in maniera ossessiva con quanti colpi Filippo abbia colpito Giulia, facendo ascoltare anche l’audio.”

La storia di Enzo Tortora

“Quando capitano tragedie così grandi, come quella vissuta dalla mia famiglia, o come quelle di Gino Cecchettin o Ilaria Cucchi, hai un solo modo per sopravvivere: condividere tutto questo con gli altri, cercare di seminare piccoli semi che possano entrare nella testa di qualcuno. Ci riusciamo? Sinceramente non lo so. Ma se anche una sola persona riesce a riflettere su ciò che accade grazie alle nostre storie, per noi è già tanto.”

“Siamo stanchi di vedere una certa passività. Tutti ricordano Portobello, però poi sono pronti a farsi trascinare di nuovo dall’opinione pubblica. Io faccio domande per cercare di capire se c’è ancora qualcuno che riesce a fermarsi e dire: ‘guarda, non lo so’. Perché ‘non lo so’ si può ancora dire.”

“Avere un rapporto con Marco Pannella voleva dire avere un rapporto turbolento, perché Marco era così. Ha attraversato tante fasi, non era una persona semplice, giustamente. Fu lui a dare a mio padre l’opportunità della candidatura, anche se non tutti noi eravamo convinti, per combattere quella battaglia sulla giustizia che ancora oggi proviamo a portare avanti, pur con scarsi risultati. Poi mio padre decise di continuare a occuparsi di giustizia tornando però al suo lavoro, e lì ci fu una separazione.”

Fragilità, rabbia e il peso dell’esposizione pubblica

“Sulla rabbia ci sarebbe un discorso enorme da fare, perché pensavo di averla gestita da piccola e invece ha presentato il conto anni dopo.

Qualcuno ha chiesto scusa e io ti dico la verità: davanti alle scuse bisogna accettarle, perché significa che una persona ha capito. Augias poco tempo fa mi ha detto di vergognarsi e credo che, davanti a una persona perbene che pubblicamente ammette una cosa del genere, ci debba essere comprensione.

È vero, c’era un certo fastidio verso il personaggio che era mio padre, ma non ha senso mantenere un atteggiamento non comprensivo davanti a chi riconosce i propri errori.”

“Ho paura di aver costruito una corazza di disillusione, ma io ho il terrore delle persone che hanno solo certezze, che sanno tutto di tutto e non hanno fragilità. Preferisco chi crolla, chi ha il dubbio.

Più sei un personaggio visibile, più ricopri un ruolo importante, e più diventa difficile dire: ‘sono fragile’. Ci sono momenti di alti e bassi, di ripensamenti e di fatica.”

La televisione, Berlusconi e i giovani

“Berlusconi faceva l’imprenditore e devo anche dire che, per come mio padre era stato trattato dalla Rai quando fu cacciato due volte, noi ci chiedemmo: perché no? Perché non spostarsi? Mio padre però voleva tornare in Rai, voleva tornare dal suo pubblico del venerdì sera.”

“Sul referendum della giustizia sono stata la prima a dire che fosse sbagliato dargli il nome di Silvio Berlusconi o di Enzo Tortora, perché la giustizia è un bene comune che appartiene ai cittadini e non deve avere nomi o marchi.”

“I giovani non guardano ore e ore di Garlasco o di talk neri: questa roba è fatta per noi adulti.

Il nostro è un Paese in mano agli anziani, alle parrocchie. ‘Lasciare spazio ai giovani’ è una frase che si dice spesso, ma poi non vedo nessuno lasciare davvero spazio a un ventenne. Non è un Paese costruito per loro e quindi, giustamente, molti se ne vanno.”

“Io vado spesso in carcere, soprattutto nei minorili. Una volta, a Nisida, un ragazzo mi chiese per quale motivo i politici si ‘scannassero’ con tutta quella violenza. Per lui quello era un esempio di società.

Ci sarebbe tanto da rivedere anche nel mondo adulto. Avere idee diverse va benissimo, il problema è capire chi guida la discussione.”