Garbatella, protesta contro gli sfratti del Fondo Cicerone

Il futuro di alcune palazzine della Garbatella ha acceso nuovamente il dibattito sull'emergenza abitativa. Al centro della vicenda ci sono gli immobili destinati a diventare studentati gestiti dal Fondo Cicerone e le storie degli inquilini che rischiano di lasciare le proprie abitazioni. Tra queste quella della signora Pina, il cui sfratto, inizialmente previsto nei giorni scorsi, è stato rinviato a fine ottobre. Ai microfoni di Radio Roma Sound è intervenuto Enrico Vulpiani, consigliere di Demos nel Municipio XI, che ha commentato la situazione, soffermandosi sul tema dell'emergenza abitativa e sulle responsabilità della proprietà.
Il rinvio dello sfratto della signora Pina
«La situazione al momento è questa, era previsto questo sfratto che poi, fortunatamente, è stato rimandato a fine ottobre. È evidente che per una signora di 100 anni, pur trovandosi in una situazione di morosità, non si possa gestire tutto con un normale sfratto.
La situazione è più ampia e riguarda le palazzine del quadrante. A seguito dell'attenzione mediatica, il Fondo Cicerone ha diffuso una sorta di comunicato stampa nel quale annunciava che, sebbene la signora Pina fosse morosa, lo sfratto non sarebbe stato eseguito. Una posizione che non combacia assolutamente con le azioni intraprese.»
Gli immobili sfitti e il progetto degli studentati
«L'alternativa per questa signora sarebbe una RSA, come è già accaduto per un'altra residente di viale Marconi. Ma che dignità è questa?
Qui rientriamo nel problema della cattiva gestione del mercato immobiliare, considerando che il Fondo Cicerone ha migliaia di immobili a Roma e ben 112 appartamenti sfitti. Questo non ci fa comprendere quale sia realmente la loro politica. Se questi immobili devono essere ristrutturati e poi riaffittati, perché mandare via gli attuali inquilini?
Parlando di via Rava, il fatto che sia stato costituito un fondo specifico per realizzare degli studentati rende evidente che dietro ci sia un'operazione di carattere speculativo.»
Il nodo sociale
«Noi abbiamo provato a intervenire, sollecitando l'assessore Zevi, e sappiamo che ha contattato telefonicamente la proprietà, senza però riuscire a ottenere un tavolo di confronto.
Sono stati prorogati tre contratti, ma a condizione che gli inquilini accettassero di convivere con i lavori di ristrutturazione mentre continuano ad abitare nell'immobile.
Dal punto di vista giuridico le case appartengono al Fondo Cicerone e quindi la proprietà esercita un suo diritto. Qui, però, c'è un problema sociale. Chi dispone di un patrimonio economico così importante ha anche la possibilità di gestire situazioni come queste con maggiore delicatezza.
Tenere così tante case sfitte che senso ha? A una signora è stata proposta un'abitazione alternativa con un affitto superiore di 300 euro al mese. Ma se avesse avuto la possibilità economica di sostenere quella spesa, probabilmente avrebbe già trovato un'altra sistemazione.»