Il dramma di Nessy Guerra, in fuga per la vita

Romina Caprera
Cronaca
16/06/2026

Bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni e mezzo, condannata a sei mesi di carcere e lavori forzati per adulterio e impossibilitata a rientrare in Italia. Questa è la vicenda di Nessy Guerra, che ai microfoni di Radio Roma Sound ha ripercorso le tappe della sua storia, dalla fuga dall'ex compagno fino alla condanna pronunciata dalla giustizia egiziana. Un caso che coinvolge anche la piccola Aisha e che, secondo la donna, richiederebbe un intervento più incisivo delle istituzioni italiane per consentire il loro rimpatrio in condizioni di sicurezza.


"L'arresto del mio ex non cambia la nostra situazione"

"A seguito dell'arresto del mio ex provo sollievo, perché non ho più il terrore che lui possa individuarci o farci seguire. Credo però che il suo arresto non cambi di una virgola la nostra situazione, perché ho ancora una condanna a sei mesi e lavori forzati per adulterio. Questo impedisce a me e alla mia bambina di tornare in Italia.

Sono stata condannata in primo grado e in appello sulla base di testimonianze che ritengo comprate: ci sono tre testimoni che sostengono di avermi vista commettere il reato di adulterio.

Nel 2024, quando venne presentata la denuncia, trascorsi due notti e tre giorni in un carcere egiziano in condizioni disumane. La stessa procura chiese successivamente l'archiviazione per insussistenza del reato. Nel novembre 2025, però, il caso è stato riaperto perché il coimputato ha ritrattato la propria testimonianza dichiarando di aver commesso adulterio con me. È chiaro a tutti il motivo per cui abbia cambiato versione.

Poco dopo, nel febbraio 2026, sono stata condannata esclusivamente sulla base di quella dichiarazione scritta. Il coimputato non si è nemmeno presentato in tribunale. Successivamente ha confessato di essere stato minacciato e ha dichiarato di non aver mai avuto alcun rapporto con me. I miei avvocati hanno depositato questa confessione agli atti, ma non è bastato: il giudice ha comunque deciso di condannarmi."


Il ricorso in Cassazione e la paura di essere arrestata

"Il mio precedente avvocato ha fatto tutto il possibile, ha persino ricevuto delle minacce, eppure nulla di questo è stato preso in considerazione.

Abbiamo deciso di affidarci a un nuovo legale, consigliato dalle stesse autorità egiziane, che giovedì scorso ha depositato il ricorso in Cassazione. Entro quattro o sei mesi dovremmo ottenere una data per l'udienza.

Di noi si è parlato poco sui media egiziani. Abbiamo visto una sola notizia pubblicata da Cairo24 e poi più nulla. Forse è meglio così, perché noi continuiamo a nasconderci. Non siamo al sicuro al cento per cento e una maggiore esposizione potrebbe trasformarsi in un'arma a doppio taglio."


Il sostegno della famiglia e delle istituzioni italiane

"Fortunatamente i miei genitori sono arrivati subito e non mi hanno mai abbandonata.

Abbiamo chiesto un sostegno economico perché in questi mesi siamo stati costretti a cambiare diversi appartamenti. Io svolgo un piccolo lavoro da remoto, ma non basta per vivere. I miei genitori ci hanno aiutato molto e anche l'ambasciata e il consolato italiano ci hanno sempre supportato e seguito.

Con il tempo hanno iniziato a comprendere meglio la complessità del mio caso, cosa che purtroppo all'inizio non era accaduta."


"Rischio il carcere e di essere separata da mia figlia"

"All'inizio era semplicemente una fuga dal mio ex compagno e da sua madre, che sono le uniche persone che ci hanno perseguitato fin dall'inizio. Il padre di lui si è estraniato dalla vicenda, ma non riesce comunque a intervenire.

Purtroppo, dopo la condanna in appello, se dovessero trovarmi potrei essere arrestata e separata dalla mia bambina.

La console Giulia De Nardis è una persona eccezionale e segue il caso in maniera impeccabile. Le autorità consolari monitorano tutti gli sviluppi e i movimenti della vicenda, ma oltre un certo limite non possono andare perché operano comunque sul territorio egiziano. Per questo chiediamo un intervento diretto del Governo italiano, anche per consentirci di rientrare nel nostro Paese per motivi di sicurezza."


La cittadinanza della figlia e il blocco all'espatrio

"Ci sono molte sfaccettature in questa vicenda. All'inizio non mi rendevo conto dei rischi che correvo. Il mio ex compagno era nato e cresciuto in Italia, aveva la cittadinanza italiana ed era cresciuto con usi e costumi italiani. Non aveva nemmeno la cittadinanza egiziana.

Quando siamo arrivati in Egitto eravamo semplicemente due italiani in vacanza e io sarei potuta tornare in Italia in qualsiasi momento. 

Probabilmente però lui aveva già pianificato tutto. Ha contattato suo padre, ha ottenuto la cittadinanza egiziana e si è recato all'anagrafe modificando i documenti. In questo modo è stato registrato che la bambina era nata da padre egiziano e madre italiana, una condizione che oggi le impedisce di lasciare il Paese fino al compimento dei 21 anni. Mia figlia ha soltanto tre anni e mezzo.

Non ci aspettavamo nulla di tutto questo. Sono riuscita a scappare di casa con la bambina e a recuperare il passaporto, ma lui aveva già disposto il blocco all'espatrio per nostra figlia.

Aisha sta bene. Non le abbiamo raccontato nulla di quello che è accaduto. Abbiamo costruito una quotidianità che le permetta di vivere questa situazione nel modo più sereno possibile."