Prof contro studente trans, parla Marilena Grassadonia

Romina Caprera
Cronaca
23/04/2026

Fa discutere il caso dello studente del Liceo Aristofane insultato da una docente perché transgender. Una vicenda che riaccende il dibattito su scuola, diritti e inclusione. Ne abbiamo parlato con Marilena Grassadonia, coordinatrice politiche e diritti LGBTQ+ di Roma Capitale


“Sarebbe cosa buona una legge che renda la carriera alias obbligatoria nelle nostre scuole, ma oggi non c’è. Servono persone che abbiano a cuore una scuola accogliente, dove c’è spazio per tutti e tutte. Ci sono vari istituti che hanno approvato la carriera alias, che non è un mero esercizio burocratico ma uno strumento per rendere la scuola un luogo accogliente, dove i ragazzi possono essere riconosciuti con il nome di elezione. Questo permette a chiunque di sentirsi chiamato con il nome che ha scelto, in modo tale da poter essere sé stesso o sé stessa.” 


“Il caso dello studente del liceo Aristofane è delicato, riguarda il benessere di un ragazzo che è stato vessato gratuitamente da un insegnante, ma abbiamo anche una situazione in cui la famiglia lo sostiene. Ci sono però contesti molto più gravi, dove ragazzi e ragazze non possono nemmeno parlare di carriera alias e non hanno genitori che li accompagnano in questo percorso. Nel 2026 dire di non conoscere questi temi è una scusa superata: la scuola deve assumersi la responsabilità nei confronti dei propri studenti. E, se necessario, può chiedere supporto ad associazioni ed enti.” 


“Bisogna partire dalla conoscenza, dallo sradicare le paure che nascono da ciò che percepiamo come diverso. Se non hai persone della comunità LGBTQ+ nella tua famiglia o tra gli amici, la reazione umana può essere quella di tenere distante ciò che non conosci. La diversità non ci è stata insegnata come un valore nelle scuole e nella società. Tendiamo a incasellare tutto in schemi precostituiti che ci fanno sentire tranquilli. Se poi la politica alimenta propaganda su questi temi, si creano le condizioni per discriminazione e violenza. Senza un lavoro serio sull’educazione, come quella sessuo-affettiva, rischiamo di arrivare sempre troppo tardi e di perdere una sfida di civiltà.” 


“Oggi più che mai bisogna lavorare insieme. Mi preoccupa il fatto che non si consideri che quando un ragazzo trans subisce violenze a scuola, oltre alla sofferenza personale, viene compromesso il suo diritto allo studio. Spesso quei ragazzi abbandonano la scuola dopo pochi giorni: i dati sulla dispersione scolastica tra studenti transgender lo dimostrano. Quando le iniziative politiche non vengono indirizzate, la situazione si incancrenisce. È un momento molto delicato e non stiamo andando nella direzione dell’accoglienza.”