Usura, tre condanne dopo il suicidio dell'imprenditore

Romina Caprera
Cronaca
09/07/2026

Quella che sembrava una difficoltà economica si è trasformata in una spirale di usura ed estorsioni culminata con un tragico epilogo. Nel marzo 2023 un imprenditore romano fu trovato senza vita nella sua auto a Guidonia, dopo essere stato schiacciato da un debito che, secondo le indagini, era cresciuto fino a circa 600mila euro attraverso minacce e richieste sempre più pesanti. Nei giorni scorsi sono arrivate le condanne nei confronti di tre imputati, riconosciuti colpevoli con l'aggravante del metodo mafioso. Una vicenda che riporta l'attenzione sul fenomeno dell'usura e sulle difficoltà di chi, per paura o disperazione, non riesce a denunciare. Ai nostri microfoni è intervenuto Lorenzo Nicolini, giornalista di RomaToday, che ha ricostruito i contorni della vicenda. 


La spirale dell'usura 

"Questa è una delle tante drammatiche storie di un imprenditore rimasto strozzato da un gruppo di usurai e che ha deciso di togliersi la vita.

Siamo a marzo del 2023, quando a Guidonia viene trovato senza vita, nella sua auto, M.M., un imprenditore romano. Da lì, anche grazie al lavoro degli investigatori, si è risaliti a una spirale di estorsioni: un debito partito da 140mila euro e arrivato fino a 600mila.

Questa è una dinamica purtroppo standard. Quando si entra in questa spirale si fa fatica a denunciare, perché si pensa sempre di riuscire a rimettersi in pari. Ma anche quando ci si riesce, il debito nel frattempo è già aumentato.

In questo caso l'obiettivo era ottenere sempre più soldi, ma succede anche che il fine diventi quello di acquisire un'attività, che sia un locale o un ristorante. È una pratica che, nonostante si pensi sia diminuita, in realtà non lo è: sono diminuite soprattutto le denunce, perché si ha paura."


Un business criminale che cambia volto 

"È un business che non è più esclusivo soltanto delle famiglie criminali che tutti conosciamo, ma è diventato alla mercé di tanti cani sciolti. Prima la voce grossa la facevano i Casamonica, gli Spada. Oggi, invece, hanno in parte 'appaltato' questo tipo di attività ad altre organizzazioni oppure hanno semplicemente allentato la presa.

Questi gruppi criminali sono diventati delle vere e proprie banche facili, che concedono quel denaro che gli istituti di credito spesso non riescono a dare. Attraverso questi canali, naturalmente illegali, il commerciante ottiene la liquidità di cui ha bisogno, ma finisce per cadere in una trappola."


Le condanne e il metodo mafioso 

"I tre imputati hanno ricevuto tutti una condanna con l'aggravante del metodo mafioso. Queste persone fanno leva sulla paura utilizzando schemi ormai collaudati e richiamando il peso di organizzazioni come la 'ndrangheta. Poi, che ne facciano realmente parte oppure no, diventa quasi secondario, perché quando vieni vessato, minacciato o rinchiuso in uno sgabuzzino, non ti metti certo a fare il profilo criminale di chi hai davanti."


La prevenzione oltre le indagini 

"Dal punto di vista investigativo c'è una grande attenzione. Il problema è che chi indaga e taglia l'erba cattiva lavora a una velocità, mentre chi dovrebbe seminare e far crescere la legalità procede a un ritmo completamente diverso.

Al di là degli arresti, la domanda è: oltre ai presidenti di municipio, il Governo cosa fa concretamente? Quando viene aperta un'attività, quanto supporto riceve? Se decido di aprire un'attività in via dell'Archeologia, chi è che mi dà davvero una mano? È questo il tema vero."