Meloni, Trump e il ruolo dell'Europa: il punto di Giacalone

Lorenzo Villanetti
Esteri
20/06/2026

Davide Giacalone, scrittore ed editorialista, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Sound, nel corso di "Fiato alle Polveri", per analizzare gli scenari internazionali dopo gli ultimi sviluppi diplomatici: dal rapporto tra Donald Trump e Giorgia Meloni, al futuro del conflitto in Ucraina, fino al ruolo dell’Europa e alle elezioni nel Regno Unito. Di seguito le sue dichiarazioni:


Meloni vs Trump


"A meno che uno non scelga la strada della spiegazione psicologica di cui non è che manchino alcuni sintomi - Trump deve sottolineare ogni volta che è più bravo di Obama - la lite lascia un po' il tempo che trova. La realtà è che dopo il vertice di Evian in Francia sono successe due cose: la prima è che gli Usa hanno to ribaltato la loro posizione sull'Ucraina, ed è un successo diplomatico di Macron, che ha preferito lavorare di intelligenza e diplomazia, compiacendo anche Trump portandolo a Versailles. E ha ottenuto questo risultato che è anche un risultato di Zelensky. Ha firmato un documento in cui c'è scritto l'incrollabile sostegno dell'Ucraina di cui si difende l'integrità territoriale, quindi c'è una smentita totale di quanto successo alla Casa Bianca qualche mese fa.


Usa vs Iran


In più, Trump ha firmato - non l'accordo con l'Iran - ma il preliminare che consente 60 giorni di tregua - che verrà violata - per negoziare. Questo punto di partenza è una tragedia per gli Usa, una umiliazione che nemmeno Saigon in Vietnam. Allora, all'indomani di questo, pur volendo considerare tutto il piano psicologico, è meglio parlare della lite con la Meloni. Poi certo, c'è l'aspetto italiano. Su Meloni, bisogna ricordare che fino a poche ore prima si parlava della ricucitura con Trump. Prima c'era stato il ponte, come quello sullo stretto mai esistito. E si è arrivati a non portare l'Italia subito dentro i volenterosi europei. Inoltre, si è mandato il ministro degli Esteri, che oggi sbagliando non va a Miami, al Board Peace. L'importante è capire quale è la conseguenza di questi errori. Il ruolo dell'Italia rimane dentro la fermezza di quella europea.


Guerra tra nazionalismi


Il punto è ancora una volta strettamente politico: noi abbiamo visto crescere e ancora è presente in Europa l'idea che i nazionalisti e i nazionalismi - denominati sovranismi, perché aveva gli stessi termini avevano portato già a due guerre mondiali - potessero andare d'accordo tra di loro. Il che è vero fintantoché sono all'opposizione. Nel momento in cui vanno al potere, i nazionalismi non possono che scontrarsi, e già va bene se non fanno le guerre. L'Afd in Germania, il Rassemblement National in Francia, sembrano cugini perché sono contro l'Ue, ma se dovessero vincere nei rispettivi Paesi si farebbero la guerra. L'insulto a Meloni chiarisce in italiano che questa internazionale dei nazionalisti è una boiata e non può esistere. Spero che tutti ne possano trarre le conseguenze, perché in un mondo globalizzato, con la Cina in costante crescita, non esiste la dimensione nazionale in questi mercati. La Germania è un nano economico a livello globale, ed è il più grande paese europeo. Quindi, quando tu vedi qualcuno in Italia che è contro l'integrazione europea, va contro l'Italia.


La vittoria di Andy Burnham


Elezioni in Inghilterra? Ci interessa molto perché nel 2016 c'è stata la Brexit, ma ad oggi il Regno Unito non è mai stato così dentro l'Ue in ambito di difesa e politica estera. Però per capire come ci interessa, bisogna dire che il vincitore è laburista e Starmer è laburista, quindi ha vinto il partito che sta governando. Ma in Inghilterra il capo del governo non si elegge direttamente. Altri non è che il leader del partito di maggioranza, tanto è vero che la Thatcher e Blair non hanno mai perso le elezioni, ma a un certo punto persero i congressi, tanto che furono sostituiti. Ma, al Congresso, non puoi diventare leader se non sei parlamentare. Ecco qui che quella vittoria crea un avversario interno al mondo liberale per Starmer, ma diciamocela tutta: ha vinto le elezioni contro i due nazionalisti facendo l'europeista. Starmer, che ha riportato il Regno Unito dentro l'Ue, è considerato moderato dall'interno. Dal punto di visto della politica estera loro sono già dentro l'Europa, tanto è vero che i volenterosi sono moderati da Francia, Germania e Regno Unito".


Lorenzo Villanetti