Annunziata: "Dalla Rai a Trump, l'allarme sul nuovo mondo"

Dal mestiere che l'ha formata alla crisi dell'informazione pubblica, passando per le fratture interne alla Chiesa americana, il ritorno del protagonismo della destra e i possibili scenari politici europei. Lucia Annunziata, ospite di "Questa non è un'esercitazone" sui grandi temi dell'attualità, ha tracciato un quadro che intreccia esperienza personale, politica internazionale e riflessioni sul ruolo del giornalismo. Le sue parole:
"Ho capito nella mia vita che alla fine so fare un solo mestiere che è quello del giornalista, qualsiasi cosa mi facciano fare. Il giornalismo secondo me è una grande esperienza che struttura moltissimo la tua visione della realtà. Quindi io ho solo trovato un aiuto in questo, il giornalismo è quello che mi ha formato".
Dalla Chiesa alla Rai
Sullo scisma interno alla Chiesa: "È stata la cosa più interessante che abbiamo visto negli ultimi anni: la battaglia politica tra due americani e quindi tra due Americhe, che si sono espresse varie volte. L'ultima è stata quella del 4 luglio, però questo aspetto della Chiesa rivela anche un elemento profondo che noi non prendiamo tanto in considerazione: quanto la questione religiosa abbia definito l'America. Ricordiamoci dei pellegrini, di Boston, e secondo me questa sarà una delle eredità più interessanti di Trump. E quindi c'è tutto uno scontento in America sulla guerra: perché mandare a morire gli americani se poi le guerre le perdiamo? Su questo i presidenti hanno fatto varie salite ma anche rapide discese. Le grandi cadute dolorose avvengono quando non hai idea che una frana ti sta cadendo addosso, ma gli Usa hanno sempre la fantastica dimensione di dire quello che pensano. Trump queste cose disattivanti (come sulle donne, etc) le verbalizza, le sta facendo e ha delle risposte, molte delle quali sono negative. Quindi la situazione americana è importante. Noi europei dobbiamo cambiare rispetto all'America, cominciamo a pensare alla nostra di autonomia".
Gestione Rai: "Sono diventata attiva perché mi è dispiaciuto sentire certe cose, anche perché l'ha detta Giampaolo Rossi, non di certo l'ultimo arrivato. Quando tu affronti il calo della metà dell'audience di una rete a me particolarmente cara - Rai 3 - e dici che questa non è una caduta mail segno che sta restituendo la libertà alle cose, è assolutamente offensivo. Soprattutto nel termine di pubblico. Vorrei ricordare che quando ero presidente di garanzia, e il direttore generale era espresso dal governo di allora (Berlusconi), alla fine della giornata diceva: 'Quanto share abbiamo fatto?' Se eravamo sopra Mediaset avevamo fatto bene, altrimenti no. E le nostre giornate vivevano di grandissimi scontri. Un conto è la questione editoriale e politica, un'altra è il dovere di un azienda che è di fare sempre meglio in termini di ascolto. Sia chiaro, la questione della politicizzazione la vivono tutti i servizi pubblici, compresa la BBC. Però la BBC si schiera, nonostante abbia un fantastico statuto d'indipendenza. Questo comportamento, dunque, vuol dire dare voce a una delle ossessioni della destra. La questione di fondo è che la destra ex fascista è cresciuta con la convinzione che la sinistra vinceva perché aveva occupato tutti i posti culturali in Italia. Non gli spazi di cultura, i posti.
Prossime elezioni
Imbarbarimento del linguaggio? Paura di eventuali derive? Finché ci sono insulti ed è tutto pubblico io non ho paura. Il problema della politica è questo: la sinistra deve rendersi conto che la destra sta stravincendo. Qui abbiamo vissuto una giornata epocale al parlamento europeo: per la prima volta una coalizione con dentro anche un pezzo di csx ha vinto sulla Remigrazione, ed è stata una vittoria dell'estrema destra dei patrioti sul centro e sui moderati. La questione è finita con loro che gridavano 'Send them back', e la nostra parte gridava 'Shame on you'. Questo è stato l'esempio di una nuova vittoria, inattesa, dominata dai patrioti. E noi l'unica cosa che riusciamo a fare è indignarci. A me questa cosa ha fatto veramente paura, perché c'era anche un pezzo di sinistra. Vorrei ricordare che l'anno prossimo - e la campagna elettorale è già iniziata con Trump - in Europa si voterà in sette nazioni. Spagna e Italia, due delle nazioni più a disagio in questa nuova situazione, voteranno. Poi ci saranno due elezioni presidenziali: la Francia di Macron (in questi giorni dovrebbe uscire il verdetto sulla Le Pen per abuso d'ufficio per fondi pubblici) e la Germania. Quindi rischiamo di avere molto semplicemente uno tsunami".
Lorenzo Villanetti