Caso Torino, Varchi: "Certezza dell'esecuzione della pena"

Romina Caprera
Politica
03/09/2026

La Procura di Torino ha chiesto il ricorso contro la decisione di scarcerare il 42enne accusato di aver molestato una tredicenne all’interno del minimarket in cui lavorava. Sulla vicenda è intervenuta Maria Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera in Commissione Giustizia, che ha espresso sostegno alla scelta della Procura e auspicato l’applicazione della misura cautelare più grave.

“Una ragazza davvero piccola, ne è uscita distrutta”

«Noi abbiamo saputo di questa ragazza davvero piccola, perché a 13 anni sei a metà tra bambina e ragazza, che si reca in quel minimarket e ne esce distrutta. In pochissime ore il colpevole viene arrestato, la Procura chiede da subito la più grave delle misure cautelari, cioè il carcere, e fin qui la filiera funziona perfettamente.

Dopo di che, con ragioni che io non riesco a comprendere e condividere, il magistrato decide di scarcerarlo dicendo che il 42enne si era pentito. Trovo normale che la Procura voglia fare ricorso, condivido la scelta e mi auguro che questo ricorso possa trovare accoglimento».

La chiusura del minimarket

«Come FDI abbiamo richiesto e ottenuto la chiusura di questo minimarket. Noi ci siamo mossi immediatamente e, intanto, abbiamo messo un punto.

Io mi auguro che, nella fase cautelare in cui ci troviamo, questa persona venga sottoposta alla misura cautelare più grave, altrimenti lo Stato non è più credibile. Non c’è pentimento che possa bastare, specialmente se si tratta di un pentimento detto solo a parole».

“La filiera ha funzionato e poi un anello si rompe”

«Dobbiamo fare un plauso a tutte le forze di polizia che si sono mosse subito per individuare il colpevole, così come va fatto anche alla Procura. Il tema è che noi, come legislatori, prevediamo la sanzione e l’inasprimento delle pene; se però poi queste leggi vengono applicate a metà o a macchia di leopardo in giro per la nazione, il cittadino qualche domanda se la fa. Le leggi ci sono, la filiera ha funzionato e poi un anello della catena si rompe».

La fiducia nella magistratura

«Tutti gli italiani devono continuare ad avere fiducia nella magistratura.

La giustizia è un meccanismo che ha degli ingranaggi: se un ingranaggio si inceppa, è normale che tutto il sistema si blocchi. Quando i cittadini non hanno totale fiducia nella giustizia, quel cittadino smette di avere fiducia nello Stato e questo è un rischio che l’Italia non si può permettere di correre».

“Più che certezza della pena, certezza dell’esecuzione”

«È giusto che ci siano più gradi di giudizio e che quindi la Procura continui a far valere le sue ragioni. Più che di certezza della pena, in Italia c’è più bisogno di certezza dell’esecuzione della pena».