Trentasei giorni in Ucraina

FT
Politica
30/08/2026

La guerra è ovunque, ma non è la protagonista

Trentasei giorni con Patrizia De Grazia nell’Ucraina che resiste


«Sono tornata in Ucraina»

Il 26 luglio Patrizia De Grazia scrive sui social quattro parole: «Sono tornata in Ucraina». Patrizia è la tesoriera dei Radicali Italiani. La conosciamo, è spesso ospite di Radio Roma Sound. Per trentasei giorni l’abbiamo seguita soprattutto attraverso le sue immagini e le sue parole dall’Ucraina. Quel primo giorno scrive una frase che, riletta oggi, sembra contenere già tutto il viaggio: «La guerra ha cambiato ogni cosa ed è ovunque, ma non è, né sarà mai, la protagonista». Perché i protagonisti, aggiunge, sono gli ucraini. La loro capacità non soltanto di sopravvivere, ma di vivere.


Odessa, i bambini e il mare

A Odessa la guerra e la vita occupano lo stesso spazio. Ci sono la musica per strada, le spiagge, i bambini che giocano. Uno va sull’altalena mentre dietro di lui si alzano le nubi nere delle esplosioni. Un altro, con i braccioli, gioca in acqua con una pistola giocattolo. Ma le armi intorno sono vere. Quello stesso giorno una nave ucraina viene colpita in mare, davanti agli occhi di Patrizia. Sulla spiaggia alcuni cartelli spiegano come riconoscere le mine navali e quali numeri chiamare. Durante un allarme aereo un bambino si tappa le orecchie. «Odessa resiste. Vive. Combatte», scrive Patrizia. La guerra è entrata nella normalità. Ma non è riuscita a cancellarla.


Kyiv non dorme

Il 5 agosto Patrizia è a Kyiv. Poco dopo mezzanotte viene svegliata da un’esplosione. Poi un’altra. Una terza. Una quarta. A un certo punto smette di contarle. Guarda la finestra, sapendo che l’onda d’urto può mandare i vetri in frantumi. Fuori, le luci degli appartamenti rimangono accese all’una, alle due, alle tre. Qualcuno resta in casa. Altri scendono nei rifugi con le power bank e ciò che serve per passarci la notte. Al mattino arrivano le notizie dei morti e dei feriti. I soccorritori continuano a scavare. Poi accade qualcosa che per noi è forse ancora più difficile comprendere: ci si alza e si ricomincia la giornata. Sapendo che accadrà ancora.


Sempre più vicino

A Ferragosto Patrizia è a Kharkiv, trenta chilometri dal fronte. Missili, bombe plananti e droni raggiungono la città. E ogni giorno vi arrivano persone che scappano da luoghi ancora più pericolosi. Due giorni dopo è a Sloviansk, nel Donbas, a meno di quindici chilometri dal fronte. Partecipa con volontari ucraini e italiani all’evacuazione dei civili. Le automobili corrono sotto le reti anti-drone per rimanere esposte il meno possibile. Le persone da portare via sono migliaia: anziani, famiglie, bambini costretti ad abbandonare quelli che fino a poco tempo prima chiamavano semplicemente “casa”. Tra loro c’è Mark, cinque anni. Viene evacuato con la madre e la sorella mentre intorno resta la devastazione. Per i volontari un’evacuazione è finita. Per quella famiglia comincia la vita da profughi.


Un libro tra le macerie

Durante il viaggio Patrizia visita ciò che rimane di un magazzino colpito da due droni russi. Dentro non c’erano armi. C’erano libri. Otto milioni di copie sono andate distrutte. Fra le macerie, però, qualcosa è rimasto: un libro di testo di lingua ucraina. Patrizia scrive che non le interessa sapere se sia stata una coincidenza o un miracolo. In quel libro vede speranza, resistenza, vita, coraggio. Forse non occorre aggiungere molto. Un libro che insegna la lingua di un Paese sopravvive sotto le macerie di milioni di altri libri distrutti dalla guerra.


Dall’altra parte del confine

Patrizia è tornata oggi, domenica 30 agosto, in Italia, dopo trentasei giorni in Ucraina e trentacinque ore consecutive di viaggio. Ha lasciato Kyiv avvolta dal fumo dopo oltre quattordici ore di bombardamenti. Il suo treno è stato evacuato per le esplosioni nelle vicinanze. Poi ha attraversato il confine. Niente sirene. Niente bombe. E si è sorpresa guardando il cielo: c’erano degli aerei. Non droni, non missili, non velivoli militari. Semplicemente aerei civili. Pochi chilometri, scrive, e sembra un mondo parallelo. Trentasei giorni prima aveva scritto che la guerra in Ucraina è ovunque, ma non è la protagonista. Dopo Odessa, Kyiv, Kharkiv e Sloviansk; dopo i bambini, le notti sotto le bombe, le reti anti-drone e quel libro rimasto tra le macerie, forse si capisce meglio cosa volesse dire. La protagonista è la vita. Patrizia è tornata a casa. In Ucraina, questa mattina, milioni di persone hanno ricominciato ancora una volta la loro.


Federico Tantillo