Lino Banfi fa 90: una vita da Canà a nonno d’Italia

Il 9 luglio 1936 nasceva ad Andria Pasquale Zagaria. Oggi, quel ragazzo partito dalla Puglia per conquistare l'avanspettacolo festeggia un traguardo monumentale: novant'anni vissuti alla grande, per usare il titolo della sua stessa autobiografia.
La storia di Lino Banfi appartiene alla memoria viva, acustica e visiva di tre generazioni di italiani. Celebrare i suoi novant'anni significa ripercorrere le metamorfosi di un Paese che ha riso di se stesso, prima attraverso la lente d'ingrandimento sfacciata della commedia sexy e dei cult anni Ottanta, poi stringendosi attorno al calore rassicurante della fiction familiare.
Il doppio compleanno e il passaporto dell'affetto
Come i grandi miti della cultura pop, Banfi possiede persino il dono della duplicità temporale. Registrato all'anagrafe l'11 luglio pur essendo nato il 9, l'attore ha sempre scherzato sulla sua abitudine di festeggiare due volte. Una doppia festa che si adatta perfettamente alla sua duplice natura artistica: l'irresistibile e viscerale antieroe del cinema di genere e, successivamente, il patriarca d'Italia, "Nonno Libero".
La sua è stata una scalata geometrica nel gradimento popolare. Agli inizi c'è la gavetta dura, quella vera, fatta di teatri di provincia e di intuizioni linguistiche fulminanti. Banfi ha destrutturato la lingua italiana inventando un dialetto apulo-milanese, una parlata tronca e vibrante fatta di "prepotezza" e "disgrazia", capace di trasformare l'esasperazione in un meccanismo comico perfetto.
Da Oronzo Canà a Nonno Libero: la parabola di un'icona
La carriera di Banfi è scandita da personaggi che hanno travalicato lo schermo per diventare modi di dire, posture mentali, archetipi collettivi.
La leggenda della 5-5-5: Con L'allenatore nel pallone (1984), la figura di Oronzo Canà è diventata un'icona transgenerazionale. L'allenatore della Longobarda, sospeso tra goffaggine tattica e un'umanità strabordante, ha saputo raccontare il calcio italiano con una precisione chirurgica, meritando gli omaggi istituzionali del mondo del pallone, dalla "sua" Roma fino ai grandi campioni del passato.
I classici della commedia
Titoli come Vieni avanti cretino, Al bar dello sport, Fratelli d'Italia o Il commissario Lo Gatto mantengono intatta una freschezza satirica e una capacità di satira del costume che la critica più severa ha dovuto col tempo ampiamente rivalutare.
Poi, la svolta della maturità. Con Un medico in famiglia, Lino Banfi indossa i panni del nonno d'Europa. Un ruolo che lo ha reso un confidente per milioni di spettatori e un interlocutore stimato per figure istituzionali e spirituali, come Papa Francesco.
Oggi Banfi esprime liberamente i sogni che ancora conserva nel cassetto - come il desiderio, da vecchio leone della scena, di misurarsi finalmente con un ruolo da "cattivo" drammatico - e mantiene quella verve che lo porta a scherzare sulle bizzarrie della celebrità o sulla sua amata burrata. Arrivare a questo traguardo con un affetto così unanime e intatto è il segno tangibile di un percorso artistico irripetibile. Lo stile di Lino Banfi, quel misto di malinconia pugliese e tempi comici fulmini, appartiene solo a lui. Tanti auguri, Lino!