Wannabe ha 30 anni: dimmi la tua Spice Girl e saprò chi sei

Alessio Briguglio
Spettacolo
08/07/2026

Per descrivere "Wannabe" delle Spice Girls, pubblicata nell'estate del 1996, a distanza di trent'anni, bastano le prime cinque parole – "Yo, I'll tell you what I want..." – perché intere generazioni completino automaticamente il ritornello, spesso sbagliando metà del testo ma senza perdere un grammo di quell'entusiasmo.


Quando arrivò nelle radio, il mondo era molto diverso. Internet era ancora un lusso per pochi, i telefoni servivano soprattutto a telefonare e il massimo dell'interattività consisteva nel registrare il brano su una cassetta cercando di evitare che il conduttore parlasse sopra l'introduzione. Poi arrivarono loro, cinque ragazze inglesi dai caratteri esasperatamente diversi, quasi fossero personaggi di un fumetto. Sporty, Scary, Baby, Ginger e Posh non erano semplicemente componenti di una band: erano archetipi pop, ciascuno sufficientemente riconoscibile da permettere a milioni di adolescenti di scegliere immediatamente "chi voleva essere".


Il successo fu travolgente. "Wannabe" raggiunse il primo posto in decine di Paesi, vendette milioni di copie e trasformò le Spice Girls nel fenomeno musicale femminile più importante degli anni Novanta. Sarebbe riduttivo spiegare tutto con i numeri. Il loro vero colpo di genio fu trasformare uno slogan pubblicitario, Girl Power, in un linguaggio universale.


Certo, oggi quel messaggio può apparire ingenuo, persino semplificato rispetto alle riflessioni contemporanee sul femminismo. Eppure, per milioni di ragazze dell'epoca, rappresentò il primo contatto con l'idea che si potesse essere protagoniste senza dover chiedere il permesso a nessuno. La cultura pop degli anni Novanta aveva una caratteristica che oggi sembra quasi rivoluzionaria, era condivisa. Esistevano pochi grandi fenomeni globali e tutti li conoscevano.


Forse, il segno definitivo della loro immortalità culturale è arrivato quando persino The Boys, una serie che ha costruito la propria identità sulla dissacrazione, sulla violenza e sulla satira feroce del potere, ha finito per utilizzare le Spice Girls come riferimento. Per bocca di Billy Butcher, probabilmente il personaggio più cinico e moralmente ambiguo dell'intera serie, il gruppo diventa una metafora immediatamente comprensibile per descrivere dinamiche e personalità. Un codice culturale universale. Se persino un antieroe che sembra disprezzare tutto e tutti ricorre a loro per farsi capire, significa che quel fenomeno pop è entrato stabilmente nell'immaginario collettivo.


E forse è proprio questo il segreto di "Wannabe". Non è soltanto una canzone. È una macchina del tempo. Ogni volta che parte quel ritornello ritornano anche i jeans larghi, le scarpe con la zeppa, le bibite bevute davanti a MTV, le estati senza smartphone e le discussioni infinite su quale Spice Girl fosse la migliore. Discussioni che, va detto, non hanno mai trovato una soluzione definitiva.


Non perché sia soltanto un grande successo musicale, ma perché rappresenta uno degli ultimi momenti in cui una semplice canzone riuscì a diventare un linguaggio comune. E se oggi, dopo trent'anni, qualcuno si ritrova ancora a cantare un inglese improbabile davanti a quel ritornello, probabilmente non sta celebrando solo le Spice Girls. Sta festeggiando un'intera epoca che, almeno per tre minuti e ventitré secondi, sembra non essere mai finita.