Corea-Italia, lo scandalo di Byron Moreno

Il 18 giugno 2002 è lo spartiacque di una generazione calcistica italiana che si è scoperta, all'improvviso, vulnerabile per una sceneggiatura forse già scritta. La sconfitta dell’Italia contro la Corea del Sud a Daejeon è stata la certificazione che l'ordine precostituito del calcio internazionale poteva essere sovvertito per vie puramente burocratiche ed arbitrali.
La corazzata di Trapattoni: sfortuna o presunzione?
Giovanni Trapattoni si presentò in Asia con una delle rose più competitive della storia recente azzurra. Nomi come Buffon, Cannavaro, Nesta, Maldini, Totti e Vieri avrebbero dovuto garantire una marcia trionfale. Eppure, la spedizione fu tormentata fin dal girone da gol annullati (ben quattro tra Croazia e Messico) e da una costante sensazione di precarietà tattica, in bilico tra la classe pura dei singoli e un pragmatismo ormai fuori tempo massimo. L'ottavo di finale contro i padroni di casa della Corea del Sud, guidati da Guus Hiddink, si trasformò rapidamente in una trappola agonistica e ambientale.
Il fattore Byron Moreno e il "Golden Gol" di Ahn
La direzione di gara dell'ecuadoriano Byron Moreno è entrata di diritto nella cronaca nera del calcio italiano. Ma al di là dei singoli episodi - che pure hanno condizionato pesantemente l'andamento del match - fu la gestione complessiva della partita a lasciare sbigottiti. Tra questi, il rigore lampo concesso ai coreani dopo appena cinque minuti, per una trattenuta di Panucci, neutralizzato da Buffon. Oppure la tolleranza sul gioco duro: una sistematica durezza nei contrasti da parte dei coreani (come la gomitata subita da Del Piero) costantemente derubricata a semplice scontro di gioco. E ancora, l'espulsione di Totti: il secondo giallo comminato al numero 10 azzurro per una presunta simulazione in area di rigore, laddove il contatto era parso evidente. Infine, la chiamata su Tommasi: un fuorigioco inesistente che avrebbe altrimenti chiuso i giochi con il Golden Gol. E così, al minuto 117, la beffa finale portò la firma di Ahn Jung-hwan, attaccante del Perugia di Luciano Gaucci, che sovrastò Paolo Maldini siglando il 2-1 definitivo.
Un'eliminazione che fa ancora scuola
Il match di Daejeon rimane un unicum nella storia dei Mondiali moderni. Più che il rancore nei confronti di Moreno, le cui successive vicende personali e professionali avrebbero in qualche modo qualificato il personaggio, di quel match resta la consapevolezza di un'ingiustizia sportiva consumata sotto i riflettori globali. Un capitolo amarissimo che l'epopea di Berlino del 2006 è riuscita solo parzialmente ad archiviare, lasciando intatto il mistero su dove sarebbe potuta arrivare quella Nazionale senza le ingerenze del fischietto ecuadoriano.
Lorenzo Villanetti