F1, Antonelli e il sogno iridato che manca dal 1953

Lorenzo Villanetti
Sport
11/10/2026

Il 1953 sembra un’era geografica fa. L’Italia era un Paese in bianco e nero che cercava di tirarsi su dalle macerie della guerra: la televisione era quasi un mito (la Rai avrebbe iniziato a trasmettere solo l’anno dopo), per strada si vedevano le prime Vespe e il boom economico era solo un’idea nell’aria. In quel mondo così lontano, Alberto Ascari si metteva al volante della sua Ferrari e conquistava per la seconda volta consecutiva il Mondiale di Formula 1.

Nessuno, all'epoca, avrebbe mai potuto immaginare che quel trionfo sarebbe rimasto l'ultimo.


Da allora è cambiato letteralmente tutto. Abbiamo visto l'uomo sbarcare sulla Luna, la nascita di Internet, le monete cambiare e i telefoni diventare dei piccoli computer da tenere in tasca. La stessa Formula 1 si è trasformata: dalle corse eroiche e pericolosissime di un tempo, si è passati a un’industria globale mossa da dati, aerodinamica e motori ibridi. Eppure, in mezzo a tutte queste rivoluzioni, quell'ultimo titolo italiano è rimasto lì, pietrificato nel 1953. Un'attesa lunghissima, diventata quasi una maledizione.

Almeno fino ad oggi.


A spezzare questo digiuno lungo 73 anni potrebbe essere un ragazzo di Bologna che ha vent’anni e guida una Mercedes: Andrea Kimi Antonelli.


Oggi, a Singapore, Kimi ha corso una gara di grande maturità, arrivando terzo alle spalle di Max Verstappen e Charles Leclerc. Un podio pesante, soprattutto perché il suo compagno di squadra e primo rivale, George Russell, non è andato oltre il nono posto. Risultato? Antonelli è volato a +102 punti di vantaggio in classifica.


Mancano ancora sei gare alla fine della stagione, ma la matematica dice che il primo match point iridato è già dietro l'angolo. Domenica 25 ottobre si corre ad Austin, in Texas, e se Kimi dovesse uscire da quel weekend con almeno 125 punti di margine su Russell, il Mondiale sarebbe ufficialmente suo.


Mettere a confronto Ascari e Antonelli non ha molto senso dal punto di vista tecnico: appartengono a due sport diversi. Ascari era un pioniere che sfidava il pericolo su tracciati privi di qualsiasi sicurezza; Antonelli è il simbolo della F1 moderna, cresciuto tra simulatori, telemetria e una preparazione maniacale fin da bambino. Ma a legarli c'è qualcosa di più forte della tecnologia: il filo rosso della storia.


Se ad Austin dovesse andare tutto nel verso giusto, non assisteremo semplicemente all'aggiornamento di un albo d'oro. Vedremo finalmente chiudersi un cerchio aperto quando l'Italia ascoltava ancora le gare alla radio. Una storia rimasta in sospeso per più di sette decenni e che ora, sul traguardo del Texas, attende solo di essere riscritta.


Lorenzo Villanetti


Foto: Instagram @mercedesamgf1