"Laziali Bastardi": il racconto di una foto

Domani all’Università La Sapienza andrà in scena “Come diventammo laziali bastardi: storia di una foto e di un insulto”, un evento dedicato a una delle immagini più iconiche della storia biancoceleste e al racconto di una Lazio diventata simbolo di irriverenza, identità e appartenenza. Un omaggio alla squadra del primo storico scudetto del 1974 e, soprattutto, alla figura di Giorgio Chinaglia, protagonista di un calcio e di un’epoca molto diversi da quelli di oggi.
Per parlarne abbiamo intervistato il giornalista Guy Chiappaventi, autore del libro che ripercorre proprio quella storia e quella fotografia diventata negli anni quasi un manifesto culturale del tifo laziale.
La storia della foto simbolo
“La Lazio ha due immagini che fanno parte della storia: la fotografia di Marcello Geppetti del 1974 con il dito di Chinaglia puntato verso la Curva Sud e la foto scattata davanti al bar in Piazza Monteleone di Spoleto, con Chinaglia seduto su una sedia di plastica intrecciata sotto la scritta ‘Laziali bastardi’. Lì dentro c’è tutto il carattere di quella Lazio: sfacciata e irriverente.
Questa immagine è diventata anche il titolo del mio libro. Per anni non si sapeva chi fosse l’autore dello scatto o chi avesse realizzato quella fotografia. Marco Geppetti, figlio di Marcello, ha ritrovato il negativo in un archivio immenso che contiene fotografie di ogni tipo, dalla politica ai Beatles sul set a Londra. Si tratta di 13 scatti realizzati l’8 settembre del 1975.
Abbiamo deciso di mostrare la foto in anteprima domani all’Auditorium della Cappella dell’Università La Sapienza, dove oggi si trova Papa Leone, L’evento diventa così un’occasione per ricostruire la storia di quella fotografia insieme ai protagonisti dell’epoca. Sarà anche un modo per tornare a parlare del libro, esaurito da tempo, che ora esce in una nuova edizione aggiornata proprio con tutta la storia della foto.”
Il “bastardismo” della Lazio
“Un briciolo di quel ‘bastardismo’ della Lazio lo ha ereditato Sarri, nel suo modo di essere fuori dagli schemi, con quel carattere che lo porta sempre ad andare a muso duro. Sarri appartiene a quella linea.
Luis Alberto, invece, è il mio personalissimo ‘laziale bastardo’, per il suo modo di essere e perché è un atipico anche nel modo di giocare, uno degli ultimi numeri 10 rimasti.”
Chinaglia e il calcio di un’altra epoca
“C’è un’altra foto significativa: quella di Chinaglia in ‘borghese’ in campo. Era lui stesso a raccontare di sapere perfettamente come provocare gli avversari, nonostante avesse molti amici nello spogliatoio della Roma. Eppure diceva di odiarli, entrava negli spogliatoi per sfidarli e capire chi fosse impaurito.
Se oggi vedessimo la foto di un calciatore seduto davanti a un bar sotto la scritta ‘Laziali bastardi’, probabilmente non sarebbe nemmeno possibile, perché non saprei chi potrebbe accettare di sedersi sotto una scritta del genere. E poi metteremmo subito in dubbio l’autenticità della foto. È cambiato il calcio, ma è cambiato anche il giornalismo.”