Lionel Messi: l'ultima caduta di un Dio mortale

Hai vinto tutto. Sei il dio del calcio.
Per la terza volta davanti al mondo a giocarti la partita più importante. Da capitano, da numero 10, da leggenda, da fenomeno incredibile. Ma non fenomeno in senso normale, fenomeno nel senso greco della parola, dal verbo phaino che significa apparire. Un’apparizione.
Hai vinto tutto e sei il dio del calcio, e per questo piangi. Perché è più di una partita. É la speranza di famiglie, ragazzi e adulti, nonni e bambini: un qualcosa che riunisce.
Tutti sanno chi sei, tutti ti osannano, e tu piangi. Ed è un’immagine fortissima. Forse sei un uomo o forse anche gli déi piangono. É la fine giusta di uomo fuori dal comune. Rientrare nei margini del possibile. La resa di fronte alla sconfitta, a chi non è mai capitato?
Leo Messi però ci mette la faccia. Condivide il dolore di un sogno infranto col popolo che lo aveva sognato. Il sogno che lui stesso ha costruito, ben tre volte.
E allora piangi Lionel e dimostra che sei un essere umano anche tu, che la pressione la senti, che hai delle emozioni, che puoi fallire…
se l’eroe non cade, io non ci sto.
Hai fallito Lionel, per la seconda volta su tre, l’ultima. E ti ringrazio. Tutto il mondo ti ringrazia, mentre un intero popolo piange per te. Piange con te.
Hai dimostrato che è più importante provare che riuscire, che un sogno può costruirsi nella realtà, poi infrangersi, poi realizzarsi, poi svanire. L’hai dimostrato fallendo.
Per fortuna Dio é morto.
Grazie per il genio Lionel.