Una nuova Calciopoli?

Lorenzo Villanetti
Sport
26/04/2026

Siamo di fronte a una nuova Calciopoli? Il punto non è evocarla. Il punto è capire se esistono, oggi, le condizioni perché un dubbio del genere possa anche solo essere pronunciato senza scivolare nell’eccesso. L’indagine che coinvolge Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, di fatto ex designatore arbitrale e supervisore Var, è agli inizi, e questo va ribadito con chiarezza. Le ipotesi della Procura (concorso in frode sportiva, possibili interferenze nelle designazioni, presunte pressioni sul Var) sono contestazioni da verificare, non fatti accertati.


Calciopoli 2.0?


E tuttavia, il contesto in cui emergono rende impossibile trattarle come una notizia qualunque. Il sistema arbitrale italiano, negli ultimi anni, aveva provato a ricostruire una credibilità passando da due direttrici: trasparenza nelle designazioni e centralità della tecnologia. Il Var, in questo senso, era sia un messaggio che uno strumento: ridurre il margine umano per ridurre il sospetto.


Se l’indagine dovesse anche solo dimostrare che quel margine è stato in qualche modo riaperto, il problema oltreché tecnico sarebbe culturale. Per questo la scelta di autosospendersi da parte di Rocchi e Gervasoni è un passaggio rilevante. Non tanto sul piano giudiziario, dove il percorso è appena cominciato, quanto su quello istituzionale. È il riconoscimento implicito che la vicenda, comunque vada, ha già prodotto un effetto: ha rimesso in discussione l’affidabilità percepita del sistema.


Un richiamo che va maneggiato con cautela


Il richiamo a Calciopoli, a questo punto, diventa quasi inevitabile. Ma è un richiamo che va maneggiato con cautela. Allora c’era una struttura che, attraverso le intercettazioni, si rivelò per quello che era: un sistema organizzato, capace di incidere in modo sistemico sul campionato. Oggi non siamo lì. Oggi siamo davanti a un’indagine che deve ancora produrre la sua fase di Discovery, i suoi riscontri, le sue eventuali prove. Anticipare un parallelismo pieno significherebbe forzare la realtà. Ma escluderlo a priori sarebbe altrettanto superficiale.


Perché il tema, in fondo, è sempre lo stesso: il confine tra errore, gestione e condizionamento. Le designazioni arbitrali sono, per definizione, un esercizio discrezionale. Il Var, per quanto codificato, resta nelle mani di chi lo interpreta. È dentro questo spazio che l’inchiesta prova a muoversi. Capire se si è rimasti dentro la fisiologia del sistema o se si è scivolati oltre.


Il 30 aprile l'interrogatorio di Rocchi


Il 30 aprile, con l’interrogatorio di garanzia di Rocchi, sarà il primo momento di chiarimento, necessario. Da lì in avanti, la qualità del dibattito dipenderà dalla qualità e dalla quantità degli elementi che emergeranno: documenti, eventuali intercettazioni, coerenza delle ricostruzioni. Fino ad allora, il richiamo alla prudenza dovrebbe essere un dovere.


Se stiamo assistendo a una nuova calciopoli ce lo dirà il tempo. Non ci sono ancora elementi per sostenere che siamo davanti a un sistema. Non ci sono, allo stesso modo, certezze sufficienti per escluderlo. È esattamente in questo spazio intermedio che si gioca la partita più delicata: quella tra percezione e realtà. Il rischio è che il terremoto giudiziario si propaghi anche dal punto di vista narrativo. Perché il calcio italiano ha già conosciuto cosa significa perdere il controllo del proprio racconto, farsi travolgere dagli eventi, inseguire invece di spiegare. E sa anche quanto tempo serva, dopo, per ricostruire credibilità.


Se emergerà un quadro sistemico, allora il paragone con Calciopoli smetterà di essere una fascinazione e diventerà una chiave di lettura. Se invece l’indagine ricondurrà tutto a episodi isolati, sarà altrettanto importante dirlo con la stessa forza. Fino a quel momento, ogni risposta è prematura. Ma la domanda, quella no, resta legittima. Ed è destinata a rimanere lì, in sottofondo, finché questa storia non avrà finalmente deciso cosa vuole essere: un nuovo capitolo della stessa storia, o solo una sua eco. Perché esistono abbastanza ombre da non poterla liquidare come una suggestione. Nel calcio italiano, più che altrove, la fiducia è sempre stata un equilibrio fragile. E ogni volta che viene messa in discussione, la storia torna a farsi sentire, per ricordare quanto poco basti perché il dubbio diventi protagonista.


Lorenzo Villanetti